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William Bill Ramsey: il lupo mannaro di Southend

Un caso molto particolare, tra i tanti a cui indagarono i coniugi Warren , è quello che prese il nome di "Il lupo mannaro di Southend&q...

21 ottobre 2020

Shining: il gioco da tavolo

 




Halloween è alle porte, allora cosa c'è di meglio che ingannare l'attesa con uno dei giochi da tavolo basati su uno dei film più terrificanti in assoluto? Già sapete che stiamo parlando di Shining, un gioco in cui, impersonando i custodi del terrificante Overlook Hotel, dovranno resistere per più di quattro mesi senza impazzire e, ovviamente, senza lasciarci le penne.
L'atmosfera che si respira durante il gioco è proprio quella del film, con le carte che ne riproducono le scene più iconiche e un tabellone che rappresenta le varie aree dell'hotel.
Lo scopo del gioco, a cui possono partecipare dai 3 ai 5 giocatori, non è solo quello di sopravvivere: chi, nello svolgersi degli eventi, verrà posseduto dall'influenza malefica dell'hotel, dovrà dare la caccia agli altri custodi e ucciderli uno per uno.
Tutto può andare per il verso sbagliato da un momento all'altro, ritrovandosi tutti uno contro l'altro, oltre che contro l'hotel, il quale cercherà costantemente di mettere i bastoni tra le ruote a ognuno di voi e reclamare quante più anime possibile.
Per chi ha amato il film di Kubrick e le interpretazioni magistrali di Jack Nicholson, Shelley Duvall e del piccolo Danny Lloyd, alias Danny Torrance, o chi sta solamente cercando un cimelio da collezione (uno dei segnalini, o pedine, è nientemeno che la chiave della camera 237!) non può lasciarselo scappare.
Trovate il gioco da tavolo di Shining, completamente in italiano, in questo link di Amazon, quindi cosa aspettate? L'Overlook Hotel vi sta aspettando.







20 ottobre 2020

Calendario dell'Avvento di Halloween - Funko

 





Halloween si avvicina e per gli amanti dell'horror è come se fosse il "Natale prima del Natale", allora perchè non attenderlo con un vero e proprio calendario dell'Avvento?
Funko ha proprio quello che fa per voi, con questo countdown di 13 giorni ad Halloween le cui finestrelle da aprire, giorno dopo giorno, contengono 13 tra i più iconici personaggi dei film dell'orrore!
Freddy Krueger, Jack Torrance di Shining e la piccola Regan dell'Esorcista sono solo alcune delle riproduzioni che troverete, in perfetto stile Funko in miniatura; un articolo da collezione che non può certo mancare nell'attesa che la notte delle zucche torni a terrorizzarci.
Se siete interessati all'acquisto e godervi quindi questo conto alla rovescia a colpi di "Funko horror", trovate il calendario su questo link di Amazon a un prezzo scontato, anche se non si sa ancora per quanto tempo.
Non lasciatevi sfuggire l'occasione di accaparrarvi questo oggetto che rientra in assoluto tra i cimeli da collezione della Funko, in un colpo solo avrete ben 14 (in una finestrella troverete due miniature Funko delle sorelline di Shining) perfette riproduzioni da esporre o da custodire gelosamente in attesa che nel tempo salga inevitabilmente di prezzo e quindi di valore.
L'attesa per Halloween non è mai stata così spaventosamente divertente!





03 ottobre 2020

Jonathan Galindo: la nuova, pericolosa challenge che serpeggia tra i ragazzini via social

 




Questo non è il solito post che racconta storie dell'orrore e leggende metropolitane, neanche di serial killer passati alla storia per la loro efferatezza, ma riteniamo giusto parlarne, perchè quella di Jonathan Galindo, la nuova challenge che serpeggia pericolosa, insidiosa, tra i social e i gruppi chat dei ragazzini, è una storia purtroppo attuale.
Come con la Blue Whale e Momo, anche in questo caso si viene contattati su Whatsapp, su Telegram o su qualsiasi altro gruppo di ragazzini e adolescenti. Il contatto in questione sarebbe un certo Jonathan Galindo e si presenta con una foto, le cui sembianze ricordano particolarmente quelle di Pippo, il personaggio della Walt Disney, ma molto più "umanizzato". 
I ragazzini ne hanno paura, perchè a quanto pare, le richieste di questo profilo sotto mentite spoglie, portano alla morte di chi si presta a volerne seguire le folli regole.
Lo sanno bene i genitori dell'undicenne morto a Napoli, gettatosi giù dal balcone perchè, come scritto alla madre in un messaggio prima di compiere il folle gesto, non c'era più tempo, doveva seguire "l'uomo con il cappuccio".
Le dinamiche con cui questo tizio o questi tizi (non è dato sapere se più di una persona si finga Jonathan Galindo, per il puro, sadico piacere di terrorizzare a morte i ragazzini) convincerebbe i giovani a tali gesti estremi non sono ancora chiare, ma il fatto di aver scoperto, anche se troppo tardi - visto che c'è già stata una vittima - questo nuovo pericolo, è un vantaggio da non sottovalutare. 
I giovani si convincono che ci sia "l'uomo nero con il cappuccio" a sorvegliarli giorno e notte, soprattutto la notte, a spiarli, a tenerli d'occhio e che se non accettano le sue richieste, se non seguono le sue regole, ne pagheranno le conseguenze. 
Conseguenze che, a quanto pare, sembrano spaventarli più della morte stessa.
Le indagini sono subito state avviate, sono stati chiusi parecchi profili Facebook di "buontemponi" che si dichiaravano il vero e unico Jonathan Galindo, tanti altri sono ancora sotto controllo, nella speranza che possano portare all'origine di tutta questa assurdità.
Ma chi è Jonathan Galindo? Come nasce quel volto inquietante? Il volto è di James Fazzaro, che già nel lontano 2012 aveva postato foto e video travestito in quel modo per puro divertimento, di certo senza alcun intento criminoso o illecito, soltanto per goliardia. Qualcun altro, invece, ha ben pensato, recentemente, forse imbattendosi in quella foto così "strana", di utilizzarla per avviare un gioco che ha tutto, tranne il significato intrinseco che dovrebbe avere, quello di giocare appunto. Come con Momo, in cui la foto di una scultura dell'artista giapponese Keisuka Aisawa ritraente una "donna uccello" dai lineamenti spettrali, venne utilizzata per avviare una challenge dalle medesime caratteristiche di quest'ultima e altrettanto pericolosa.


Immagine di Momo


Qualunque sia la verità, che sia un fenomeno circoscritto o meno, non si può e non si deve abbassare la guardia verso questo pericolo a portata di pc, smartphone e tablet, anche perchè questi sono ormai comunemente utilizzati da bambini, ragazzini, giovani che non comprendono neanche lontanamente le insidie che nasconde il web e quanta cattiveria possa esserci tra le sue "reti". 
Abbiamo sentito il dovere quindi di avvertire anche noi, nel nostro piccolo, tutti coloro che, per un motivo o per un altro, sono a stretto contatto con dei bambini, che siano i  propri figli, fratellini e sorelline, cugini, amici, semplici conoscenti: se vi accorgete che ricevono messaggi, richieste, contatti da parte di Jonathan Galindo e in generale da chiunque non sia un loro diretto conoscente, segnalate il contatto in questione alle autorità competenti, che siano gli amministratori di un determinato gruppo, di un social o, se lo ritenete necessario, le forze dell'ordine.
Tra amanti dell'horror quali siamo, noi e voi, sappiamo che nutriamo il gusto verso certe storie, dimenticando però che l'orrore, spesso, può essere più vicino di quanto pensiamo.


Jonathan Galindo



02 ottobre 2020

Le misteriose morti del passo di Djatlov

 




La notte del 2 febbraio del 1959 avvenne una delle morti più misteriose e tutt'oggi inspiegabili al mondo, dove persero la vita nove escursionisti, capeggiati da Igor Djatlov, dal quale prese nome il passo in cui si trovavano accampati quando avvenne il tutto.
Il passo in questione si trova nella zona settentrionale dei monti Urali e si trovava lungo la rotta programmata dal gruppo (otto uomini e due donne, Djatlov compreso) per l'attraversamento di questi ultimi. Dieci persone in totale, partite in treno con destinazione Ivdel, giunte sul posto il 25 gennaio, ma uno di loro, Jurij Judin, in seguito a una indisposizione, dovette abbandonare il gruppo prima di arrivare a Otorten, la loro prossima tappa, riducendolo in questo modo a nove persone.
Arrivati sul bordo di un altopiano e preparatisi per la salita, il 1° febbraio iniziarono la percorrenza del passo, in una condizione climatica talmente ostile che, avendogli fatto perdere l'orientamento, li costrinse ad accamparsi di emergenza sul pendio della montagna in attesa che le condizioni si assestassero e poter così continuare la loro marcia.
Prima di partire, in maniera cautelativa, il gruppo aveva preso accordi con la loro associazione sportiva che se entro il 12 febbraio non fossero rientrati sarebbero iniziate le ricerche per recuperarli. Nonostante tale accordo, però, i primi soccorso non partirono prima del 20 febbraio, poiché si pensava che un ritardo di una settimana fosse comunque fisiologico quando si trattava di spedizioni del genere.
Dopo sei giorni, con la collaborazione di polizia ed esercito, grazie all'utilizzo di elicotteri e mezzi da neve, la tenda fu ritrovata sul Cholat Sjachyl in pessime condizioni, con una serie di impronte che da essa proseguivano per circa cinquecento metri in direzione dei boschi.
I primi due corpo furono ritrovati, scalzi e vestiti solo con la loro biancheria intima, vicino ai resti di un fuoco sotto a un grande cedro, erano i corpi di Juri Krivoniscenko e Jurij Dorosenko, mentre tra questi ultimi e il campo furono ritrovati altri tre corpi, quello di Djatlov, di Zina Kolmogorova e Rustem Slobodin, a circa centocinquanta metri l'uno dall'altro e congelati in una posizione che suggeriva il loro intento di ritornare alla tenda.




Per il ritrovamento dei restanti quattro escursionisti (Ljudmila Dubinina, Nikolaj Vasil'evic, Aleksandr Zolotarev e Aleksandr Kolevatov) si dovette attendere il disgelo, il 4 maggio infatti furono trovati sepolti sotto un metro e mezzo di neve in una gola scavata da un torrente, a circa mezzo chilometro di distanza dal cedro accanto il quale erano stati ritrovati i primi due corpi.
Già dal ritrovamento dei primi cinque corpi erano state avviate le indagini per determinare le cause dei decessi. Da una prima ricostruzione si era evidenziato che dall'interno della tenda, i ragazzi erano scappati fuori, seminudi e in preda al panico, spinti da un terrore che li aveva disorientati. I loro corpi non presentavano alcuna lesione (a parte una piccola lesione cranica sul copro di Slobotin) e quindi la loro morte era stata causata, presumibilmente, da ipotermia.
Fin qui era tutto abbastanza lineare, se non fosse che le scoperte più scioccanti furono fatte esaminando gli altri quattro corpi ritrovati nella gola diversi mesi dopo. Esternamente, infatti, i quattro cadaveri non presentavano alcuna ferita esterna, ma l'autopsia rivelò, anche per essi, una frattura cranica oltre alla cassa toracica quasi del tutto disintegrata, una situazione che fu paragonata, non trovando altri metri di paragone, all'urto con un mezzo pesante o una vettura ad alta velocità. Ljudmila, inoltre, era stata ritrovata priva della lingua, degli occhi e di parte della mascella.




Si suppose che ad averli assaliti fosse stata la tribù dei Mansi, colpevoli di aver loro invaso il territorio, ma le uniche impronte ritrovate erano quelle degli escursionisti e l'assenza di ferite esterne non combaciava con tale teoria. Anche per quanto riguarda il fatto che molti di loro siano stati ritrovati senza vestiti addosso, o quasi, si provò a dare una spiegazione: Tale comportamento sarebbe lo spogliamento paradossale, in cui ci si spoglierebbe con l'illusione che, l'avvicinarsi all'ipotermia, provochi invece un innalzamento della temperatura corporea.
Investigatori, medici e ricercatori, alla fine, furono tutti convinti del fatto che, comunque fossero andate le cose, a ucciderli era stata una "irresistibile forza sconosciuta".
I dubbi su cosa sia veramente successo nel passo di Djatlov, comunque, restano ancora. Non si trovò una valida spiegazione, per esempio, agli alti valori di radioattività rilevati dagli abiti degli escursionisti, o alla strana abbronzatura di tutti i componenti, notata da un dodicenne al loro funerale (e divenuto, negli anni, il capo della Fondazione Djatlov), come se fossero stati esposti per ore alla lampada abbronzante.
Un gruppo di escursionisti, distanti circa cinquanta chilometri dal passo, quella stessa notte avvistarono delle "sfere luminose" in cielo, ma in seguito si scoprì che le luci da loro viste erano in realtà missili balistici.
Un'altra teoria, alimentata dal ritrovamento di rottami metallici nelle vicinanze, era che l'esercito avesse effettuato operazioni segrete in quella zona e che quindi era interessato a insabbiare il tutto.
Comunque siano andate le cose, ciò che avvenne quella notte fece parlare per anni la stampa e le riviste specializzate, fu realizzato un documentario nel 2000 da una rete locale (Il mistero del passo Djatlov) e fu edito l'omonimo libro della scrittrice Anna Matveeva.
nel 2013 uscì il film Il passo del diavolo e nel 2015 un videogioco ispirato a quei tremendi fatti, Kholat
Nel 2019 il governo russo, non del tutto convinto delle motivazioni addotte, decise di riaprire il caso, precedentemente chiuso nel 1959 per assenza di colpevoli.