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Voodoo

  Il termine voodoo (o vudù) significa spirito o divinità, da alcuni tradotto anche come "segno del profondo", e ad oggi il termin...

29 luglio 2021

Il caso Enfield




Tra i casi di cui si interessarono i famosissimi demonologi Ed e Lorraine Warren, ci fu il presunto caso di Poltergeist, avvenuto nell'agosto 1977 a Enfield, in Inghilterra, e che riguardò l'abitazione al 284 di Green Street, in cui viveva la famiglia Hodgson, composta dalla madre Peggy (divorziata) e dai suoi quattro figli: Janet, Margaret, Pete e Jimmy. I primi fenomeni si manifestarono la sera del 31 agosto, quando le due figlie di Peggy, Janet e Margaret, mentre stavano per andare a letto, udirono dei colpi provenire da dietro la cassettiera della loro camera. 
Peggy, sentendo questi rumori, corse in camera delle ragazze per rimproverarle, ma quando entrò le vide spaventate in un angolo. Dopo qualche minuto la cassettiera si spostò da sola, Peggy la sistemò al suo posto, ma poco dopo si spostò di nuovo, mentre dei pesanti colpi alle pareti venivano uditi chiaramente da madre e figlie. Un altro evento, avvenuto sempre nella stanza delle ragazze: il letto di Janet sobbalzava, ma le sorelle in quell'occasione credettero che fosse uno scherzo e non diedero peso alla cosa, così come fece la madre quando Peggy le raccontò dell'accaduto. 
Una notte, i rumori erano così forti che tutta la famiglia si spaventò al punto da decidere di uscire di casa e chiedere aiuto ai vicini, che furono anche loro testimoni di questi rumori insoliti. Successivamente Peggy chiamò la polizia, che non credette alla sua storia pensando che fosse uno scherzo da parte dei figli di Peggy. Nonostante l'incredulità, gli agenti interrogarono comunque tutti i membri della famiglia Hodgson  nella loro casa, per capire meglio la situazione. Durante uno di questi interrogatori una poliziotta, Carolyn Heeps, vide con i suoi stessi occhi la sedia che si trovava al suo fianco muoversi da sola, sollevarsi da terra e spostarsi verso destra di quasi un metro. 
La famiglia e i vicini, ancora sotto shock, non sapevano come affrontare questi strani episodi, specialmente dopo la polizia, al termine del controllo e delle domande, non era riuscita a trovare nessuna spiegazione plausibile, scartando immediatamente l'ipotesi dello scherzo. 
Janet, che a quei tempi aveva 11 anni, fu la vittima principale di questi eventi e si suppose che tali manifestazioni fossero in qualche modo legate al fatto che aveva appena avuto il suo primo ciclo mestruale.
La ragazza, durante la notte, veniva strattonata, spinta e perseguitata fisicamente da un'entità oscura che le faceva del male, le strappava di dosso le lenzuola ed i cuscini mentre dormiva ed a volte la faceva levitare dal materasso in maniera violenta, come se fosse lei stessa a sbalzare fuori, fino a finire sul pavimento.




Tempo dopo, Janet cominciò a parlare con una voce non sua. Durante questi episodi, diceva di essere un'entità malvagia e che il suo nome era Bill Wilkins, morto in quella casa anni prima.


Bill Wilkins

Quando Janet parlava per conto di questo Bill, era come se riuscisse a leggere la mente di chi aveva di fronte e quando gli chiedevano come avesse fatto a morire, rispondeva: "Sono diventato cieco, poi ho avuto un'emorragia, mi sono addormentato e sono morto su una sedia nell'angolo al pianterreno". Di seguito, il video della registrazione di Janet che parla con la voce di Bill:




Dopo qualche giorno Peggy e i figli, stanchi e spaventati, chiamarono il Daily Mirror per chiedere aiuto. Il 4 settembre 1977, in casa Hodgson arrivarono il reporter Douglas Bence e il fotografo Graham Morris. I due notarono subito appena entrati che la famiglia era terrorizzata e durante la loro permanenza nella casa anche loro assistettero a degli eventi strani. Nello specifico, nella camera delle ragazze, alcuni giocattoli si misero a volteggiare per la stanza. Morris provò a fotografare l'evento,  ma la foto non riuscì a rendere al meglio ciò che era realmente accaduto, in più Morris, nel tentativo di scattare la foto, era stato colpito sulla fronte da uno questi giocattoli.

A sinistra: il fotografo Graham Morris, a destra: in alto il reporter Douglas Bence e 
in basso l'investigatore del paranormale Maurice Grosse.


Morris e Bence dissero a Peggy di contattare la Society for Psychical Research (SPR) per capire meglio la loro situazione, dato che tutti i testimoni di questi strani fenomeni erano increduli, spaventati e non trovavano una spiegazione razionale. La SPR, per analizzare il caso, mandò Maurice Grosse, che scoprì che l'uomo di nome Bill Wilkins aveva davvero vissuto nella casa degli Hodgson prima di loro e che era realmente morto nelle stesse circostanze descritte da Janet. A raccontargli tali fatti era stato Terry Wilkins, il figlio di Bill. Terry fu anche sottoposto all'ascolto della registrazione in cui Janet parlava con la voce del "fantasma". Dopo averla ascoltata, confermò che la voce era quella di suo padre.
Maurice Grosse cominciò ad analizzare la vicenda degli Hodgson e durante la sua permanenza nella casa documentò i diversi fenomeni che accaddero, dai battiti sui muri ai fiammiferi che si accendevano da soli nella loro scatola, dai letti rovesciati alle sedie ribaltate, fino a quando vide Janet lievitare da terra. Con tutti questi avvenimenti documentati, Morris e, in generale, l'SPR,identificò questi fenomeni come poltergeist
La famiglia Hodgson, ancora vittima di eventi paranormali, chiese aiuto ai media, ai membri della chiesa, ai medium e a chiunque fosse in grado di poterla aiutare. 




Nel 1978 vennero contatti Ed e Lorraine Warren, che dopo una breve perlustrazione dell'abitazione furono d'accordo sulla veridicità dei fatti di natura paranormale. In questo caso i Warren non ebbero un ruolo importante come invece fu narrato nel film The Conjuring - Il caso Enfield (liberamente ispirato alla storia vera), il loro ruolo si limitò infatti solo alla verifica della veridicità del caso. Il 25 luglio 1978, Janet venne ricoverata nel reparto psichiatrico del Maudsley Hospital, dove venne confermato che non soffriva di alcuna patologia. In sua assenza, in casa i fenomeni proseguirono, seppur in misura inferiore, e tornarono forti come prima al suo ritorno. Inoltre, si scoprì che Janet aveva giocato con la tavola Ouija con sua sorella poco prima che le attività paranormali iniziassero, attività che, fortunatamente, due anni dopo cessarono da sole.
Di seguito, l'intervista fatta dai testimoni presenti durante gli eventi in questione:




Nel 2016 nelle sale cinematografiche uscì The Conjuring 2 - Il caso Enfield, di cui, in basso, potete vedere il trailer.




17 luglio 2021

Andrej Romanovič Čikatilo

 





Andrej Romanovič Čikatilo, è stato un serial killer sovietico, soprannominato il Mostro di Rostov, Cittadino X, Lo squartatore Rosso e Il Macellaio di Rostov. Fu accusato di 53 omicidi (donne, bambini e adolescenti di ambo i sessi), avvenuti tra il 1978 e il 1990. Čikatilo nacque in un piccolo villaggio dell'Ucraina rurale; ebbe un'infanzia particolarmente traumatica: sullo sfondo dell'URSS che stava per entrare in guerra contro la Germania, sua madre era spesso vittima di violenze sessuali da parte dei soldati nazisti e probabilmente proprio da una di esse nacque sua sorella Tatiana. Il padre del futuro serial killer era in guerra in quel periodo e Čikatilo dormiva insieme a sua madre, bagnando frequentemente il letto. La madre, indispettita, adottava nei suoi confronti comportamenti violenti e denigratori, forse causati dal fatto che lei stessa, in prima persona, subiva violenze. Durante la Seconda Guerra Mondiale Čikatilo fu testimone dei devastanti effetti dei bombardamenti tedeschi e nella sua mente si fecero largo alcune fantasie, nelle quali portava degli ostaggi tedeschi nei boschi e li uccideva con un'esecuzione in piena regola, fantasie che poi mise in atto con le sue vittime. Suo padre, catturato ed imprigionato dai nazisti, ritornò a casa nel 1949, ma a causa dei suoi comportamenti durante la guerra venne considerato come un traditore e un codardo. Terminata la guerra, Čikatilo conseguì il diploma, ma fallì l'esame di ammissione all'Università di Mosca. Dopo aver terminato il servizio civile, nel 1960 trovò impiego come tecnico telefonico. La sua prima esperienza sessuale avvenne durante il periodo dell'adolescenza, quando a 18 anni salto addosso ad una ragazza di 13 anni (un'amica della sorella); lottò con lei sul pavimento per bloccarla e le eiaculò in faccia mentre lei cercava di scappare. Questo avvenimento lo portò ad associare il sesso alla violenza per tutta la vita. Nel 1963 si sposò con un'amica di sua sorella e dal matrimonio nacquero due figli. Si iscrisse, stavolta con successo, alla Libreria Universitaria di Arte di Rostov e nel 1971 ottenne la Laurea in Lingua e letteratura russa e tentò la carriera di insegnante a Novoshakhtinsk. Durante il suo periodo di insegnamento, infatti, spesso era obbligato a cambiare scuola perché sospettato di comportamenti scorretti, più precisamente di abusi sessuali nei confronti degli studenti. Con una simile nomea, si ritrovò ben presto a non poter più insegnare e ripiegò su un lavoro di commesso viaggiatore. Con la possibilità di muoversi liberamente all'interno dell'ex URSS grazie al suo nuovo impiego, il "Čikatilo serial killer" ebbe il via libera. Nel 1978, a Sacthy, una piccola città mineraria vicino Rostov, commise il suo primo omicidio, uccidendo a pugnalate, dopo aver tentato di stuprarla senza riuscirci, la piccola Elena Zakotnova, di nove anni. Eiaculando mentre la pugnalava, capì che quello era l'unico modo per procurarsi piacere sessuale e arrivare all'orgasmo e cioè uccidere. 




Per il crimine della piccola Elena era stato arrestato e giustiziato un innocente, Aleksandr Kravcenco, che di riflesso può essere considerato anch'egli una vittima. Čikatilo ebbe un tempo di raffreddamento abbastanza lungo, perché l'omicidio successivo avvenne nel 1982. Da quell'anno uccise molte volte, aggirandosi intorno alle stazioni di autobus o treni, avvicinando giovani vagabondi e spingendoli ad addentrarsi nei boschi limitrofi, dove infine li uccideva. Nei primi sei mesi del 1983 non uccise, ma nei mesi successivi commise quattro omicidi e nel 1984 gli omicidi furono addirittura quindici. Čikatilo solitamente tentava di avere rapporti sessuali con le vittime, ma spesso era incapace di raggiungere un'erezione, questa sua impotenza scatenava in lui una furia omicida incontrollabile, specialmente se la vittima lo derideva. Riusciva a raggiungere l'orgasmo solo quando le pugnalava a morte. Le autorità, guidate dal Maggiore Michail Fetisov, nel frattempo, cercavano in tutti i modi di tenere nascosta alla popolazione l'esistenza di un assassino seriale al fine di non diffondere il panico. Fetisov concentrò le indagini intorno a Sacthy, mentre l'esperto medico legale Viktor Burqkov ebbe la guida delle operazioni. Furono indagati tutti i malati di mente e i colpevoli di crimini sessuali e dell'area, eliminando uno a uno quelli che non erano coinvolti. Un certo numero di ragazzi confessò gli omicidi, ma erano malati di mente che ammettevano le loro colpe solo dopo lunghi e brutali interrogatori, nella speranza di porre fine alle torture. Quando la maggior parte delle vittime iniziarono ad essere ragazzi,  le comunità gay, che a quel tempo erano clandestine, furono interessate all'indagine. Čikatilo fu scoperto e intercettato nel 1984 alla fermata del bus di Rostov e fu arrestato, scoprendo così che era indagato anche per piccoli furti. Gli fu eseguito anche un esame del sangue, dato che le autorità stavano monitorando quasi duecentomila sospetti, ma il suo gruppo sanguigno non combaciava con quello identificato e isolato dallo sperma rinvenuto su alcune scene del crimine. Alcune fonti citano questo episodio come dimostrazione di una anomalia genetica. Infatti il medico legale affermò che Čikatilo doveva essere un individuo unico, nel quale il tipo di sangue differiva se analizzato in un campione ematico e in un campione di liquido seminale. Nessun altro scienziato di allora prese sul serio quella teoria e tutti pensarono semplicemente che vari campioni fossero stati mischiati erroneamente. In seguito, però, la teoria del medico legale si dimostrò corretta. Čikatilo fu accusato di altri crimini e condannato ad un anno di prigione, ma dopo solo tre mesi, nel dicembre del 1984, fu liberato. Trovò un nuovo lavoro a Novocerkassk e mantenne un basso profilo. Fino all'agosto del 1985 Čikatilo non uccise più, probabilmente condizionato dall'arresto subito e dal fatto che probabilmente lo stavano tenendo d'occhio, anche perché un cambio della guardia a capo dell'indagine fece sì che le ronde sul territorio fossero sempre più frequenti, obbligandolo a evitare di esporsi. Riprese a uccidere nel 1987, uccidendo due donne in due differenti occasioni. Durante un viaggio di lavoro a Revda, in Ucraina, uccise un giovane ragazzo. Uccise ancora a Zaporizzja in giugno e a San Pietroburgo in settembre. La polizia ingaggiò anche uno psichiatra, la prima volta nel Paese in un'indagine su un omicidio seriale. Nel 1988 Čikatilo tornò ad uccidere, stavolta lontano dall'area di Rostov. Uccise una vittima a Krasny-Sulin in aprile e altre otto persone durante il resto dell'anno, di cui due a Sacthy. Successivamente ci fu una lunga pausa prima di nuovi omicidi: sette ragazzi e due donne tra gennaio e novembre del 1990. La scoperta di nuove vittime portò ad un'operazione massiccia da parte della polizia. il 6 novembre del 1990, Čikatilo uscendo da un boschetto dopo aver ucciso Sveta Korostik, la sua ultima vittima, fu intercettato da un agente che si insospettì per il suo comportamento e ne controllò i documenti, senza però metterlo in stato di fermo. Da allora fu messo sotto stretta sorveglianza, con degli agenti impegnati a seguirlo sotto copertura. Il 20 novembre 1990, Čikatilo girò la città tentando di avvicinare i bambini che incontrava sulla strada. Entrò in un bar, dopo aver girato per ore a piedi, e comprò una lattina di birra, gesto che lasciò la polizia del tutto confusa. Perchè mai uscire di casa e girare per ore solo per acquistare una lattina di birra da 330 millilitri? L'insistenza con la quale tentava di avvicinare i bambini aveva comunque convinto la polizia ad arrestarlo appena fuori dal bar. Uno degli investigatori riuscito a entrare in sintonia con lui, convincendolo che lo avrebbero aiutato a guarire, riuscì a ottenere una piena confessione, il cui racconto narrava di ben 56 omicidi, circa venti in più rispetto a quelli noti agli investigatori. 


Durante il processo

Čikatilo fu processato il 4 aprile del 1992. Nonostante il suo comportamento irriverente in aula, fu giudicato sano di mente. Durante il processo fu tenuto in gabbia al centro dell'aula, come reso celebre delle immagini circolate in seguito; tale misura aveva lo scopo di proteggerlo dai parenti delle vittime. Il processo terminò a luglio e la sentenza fu posticipata al 15 ottobre, quando fu dichiarato colpevole di 52 omicidi dei 53 omicidi (dei 56 da lui confessati, tre non gli furono attribuiti per via dell'avanzato stato di decomposizione delle vittime, che ne impedì il riconoscimento) e condannato a morte, condanna che avvenne  il 14 febbraio 1994, con un colpo alla nuca, nella prigione di Rostov.


Foto di alcune delle 53 vittime


Su questi avvenimenti sono stati girati dei film: 

•Cittadino X; uscito nel 1995         
               


•Evilenko; uscito nel 2004 


•Childd 44 - Il bambino n. 44; uscito nel 2015 




Fu anche scritto un libro dal titolo "Il giardino delle mosche. Vita di Andrej Čikatilo", scritto da Andrea Tarabbia.




11 luglio 2021

La leggenda dell'Uomo Falena

 






Negli Stati Uniti, una leggenda metropolitana vuole che un essere volante misterioso, simile a un insettoide, con gli occhi di un rosso acceso e luminoso e dotato di una velocità incredibile, viene avvistato un numero considerevole di volte a cavallo tra il 1966 e il 1967 tra l'Ohio e la Virginia Occidentale.
Questo essere appare infatti come un essere alto circa due metri, con delle ali da falena, gambe umane e capace di camminare in posizione eretta, seppure con passo zoppicante e strascicato.
Il primo avvistamento risale al 1 settembre del 1966 da un gruppo di persone che lo vedono volare a bassa quota. 
Il secondo avvistamento avviene due mesi dopo, esattamente il 12 novembre, nei pressi di un cimitero.
Il 15 novembre dello stesso anno, invece, solo dopo 3 giorni dopo c'è stato forse uno degli avvistamenti più ravvicinati. Due coppie sposate di Point Pleasant, passando nei pressi di una vecchia fabbrica in disuso dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, vedono all'ombra di un vecchio generatore due luci rosse. Incuriositi, dalle luci accese in una struttura dismessa e quindi senza corrente elettrica, notano che le luci non sono altro che i due grossi occhi di una creatura, che a prima vista sembra indossare un grosso mantello frastagliato, ma che in realtà si rivela essere le sue stesse ali, ripiegate sul corpo.
Le due coppie, terrorizzate, fuggono con le loro auto, inseguite per un breve tratto dalla stessa creatura in volo.
Altri avvistamenti avvengono nei giorni successivi a quello della coppia e sempre nei paraggi della fabbrica abbandonata.
Alcuni cittadini, armati, si recano sul luogo in cerca della creatura, ma di essa non trovano alcuna traccia.
Il 24 novembre, circa dieci giorni dopo l'avvistamento delle due coppie, anche quattro agenti di polizia, sempre nei pressi della fabbrica, avvistano l'Uomo Falena che volteggia sopra di loro.
Il giorno seguente, Thomas Ury, un abitante del luogo, riferisce di essere stato seguito in volo da un essere grigio con gli occhi rossi mentre era a bordo del suo mezzo, sempre nella stessa zona degli avvistamenti precedenti.
L'Uomo Falena, a parte seguire per brevi tratti i suoi avvistatori, però, non sembra essere mosso da particolare aggressività o risultare pericoloso, ma il suo aspetto è decisamente terrorizzante e lo sceriffo a cui convergono tutte le segnalazioni è pronto a giurare che le persone che raccontano di tali avvistamenti non sono di certo in cerca di fama o burloni che si prendono gioco delle autorità locali.
Il 27 novembre, a Charleston, nella Virginia dell'Ovest, la signora Ruth Foster nota una creatura grigia con gli occhi rossi in piedi sul giardino della sua abitazione, ma uscendo per controllare di questa non se ne vede più traccia. Lo stesso giorno, a Mason, una donna dichiara di essere stata inseguita dalla stessa creatura in volo, e la notte quest'ultima viene avvistata da due bambini, anche questa volta senza nessuna conseguenza.
Ciò che rende questi avvistamenti, all'apparenza discutibili, unici, è la quantità di punti in comune che essi hanno tra di loro. Tutti riferiscono di una creatura grigia alata, alta più di due metri, con gli occhi rossi, velocissima in volo ma lenta quando si muove sulle sue gambe.
Un'altro dettaglio comune a più avvistamenti e segnalazioni è il rumore "metallico", simile a un ronzio, che l'Uomo Falena emette quando è in volo.


Un'immagine dell'Uomo Falena in volo



Grazie a un cronista del luogo, questa creatura viene appunto ribattezzata "Uomo Falena", ispirandosi fortemente alla figura di Batman, la cui fama, spinta dalla serie tv in onda in quegli anni, era altissima tra grandi e piccini.
Questi avvistamenti non solo creano una vera e propria leggenda metropolitana, ma spingono alcuni giornalisti e scrittori a occuparsi del caso.
Gray Barker, tra tutti, considera questi avvistamenti reali, pubblicando un libro nel 1970 dal titolo: The Silver Bridge, in cui parla della presunta veridicità e le possibili ripercussioni di tali "apparizioni".
Anche John Keel, scrittore e giornalista statunitense, nel 1976 pubblica un romanzo intitolato: "Il caso Mothman", dove non solo parla della misteriosa creatura, ma elabora una sorta di teoria del complotto in cui alieni, agenti segreti, fantasmi e persino Bigfoot vengono gettati dentro un calderone che culmina con il crollo del Silver Bridge, avvenuto il 15 dicembre del 1967 e in cui, anche in quella occasione, fu avvistato l'Uomo Falena.
Teoria comune a molti, è quella in cui questo essere umanoide fa la sua apparizione in periodi subito precedenti a delle catastrofi, quasi a voler avvisare la gente, con la sua presenza, che qualcosa di terribile sta per accadere.
L'esempio del crollo del Silver Bridge, per esempio, sarebbe una di queste.
C'è chi ha anche cercato di dare una "dimensione" alla creatura, ricollegandola a una antica divinità dei nativi americani (Thunderbird) o a un volatile del Pleistocene.
I più scettici, invece, credono che i testimoni di tali avvistamenti, in realtà, abbiano soltanto scambiato per un essere mostruoso un comunissimo gufo cornuto, un gufo di grandi dimensioni abbastanza diffuso negli Stati Uniti.
Che sia mito o realtà, l'Uomo Falena ha talmente lasciato un segno nella popolazione che a Point Pleasant, punto nevralgico degli avvistamenti, ne è stata addirittura eretta una statua e dedicato un museo.


La statua dell'Uomo Falena a Point Pleasant



Nel 2002, invece, viene tratto un film dal libro di Keel, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra,
diretto da Mark Pellington e interpretato da Richard Geere, in cui un uomo (Geere) dalla morte della moglie in seguito a un incidente stradale, ha continue visioni riguardanti un essere alato simile a una falena.



09 luglio 2021

La famiglia Snedeker

 



La storia della famiglia Snedeker fu oggetto di indagini da parte dei più famosi demonologi: Ed e Lorraine Warren, che ne scrissero un libro dal titolo "In a Dark Place: The Story of a True Haunting", ripubblicato nel 1992 con il titolo, più "corto": "In a Dark Place".
Nel 1986 la famiglia Snedeker si trasferì al 208 di Meriden Avenue, Southington , nel Connecticut. Era una famiglia piuttosto numerosa: i coniugi Alan e Carmen avevano 4 figli, 3 maschi (di 13, 11 e 3 anni), una figlia divorziata  e due nipoti. Il motivo del loro trasferimento era dovuto al problema di salute legata al figlio Philip di 13 anni, che purtroppo soffriva di un cancro che attaccava il sistema immunitario, noto come Linfoma di Hodgkin. Il trasferimento fu necessario perchè il ragazzo era in cura presso L'UConn Health Center per via della sua malattia e dopo alcune ricerche la famiglia decise di prendere in affitto una abitazione chiamata "Hallahan Home", situata a circa 5 km dall'ospedale.

Hallahan Home

I coniugi Snedeker erano molto soddisfatti della scelta della loro nuova dimora, in quanto l'affitto era molto basso e la casa era grande e ben curata, l'ideale per una famiglia numerosa come la loro. Ben presto, però, scoprirono una cosa molto inquietante legata all'edificio: vent'anni prima, infatti, veniva usato come casa funeraria, dove i cadaveri venivano sistemati e preparati per il funerale.
Non trascorse molto tempo prima che iniziarono a manifestarsi eventi sovrannaturali.
Philip, il figlio maggiore, occupava la stanza al piano di sotto insieme al fratello Bradley,  mentre il resto della famiglia occupava il piano superiore. Philip raccontò subito di vedere delle strane ombre aggirarsi lì, folate d'aria gelida nella stanza anche se le finestre erano chiuse e un rumore "simile a quello di un intenso sbattere di ali".
La famiglia all'inizio non credette alle parole del ragazzo, credendo si trattassero di allucinazioni dovute ai pesanti farmaci che assumeva, dato che la terapia a cui si sottoponeva era molto aggressiva e a ogni ciclo era come se venisse svuotato di tutte le sue forze, al punto da non riuscire ad alzarsi dal proprio letto.
Per diverse settimane gli Snedeker non badarono a cosa dicesse il ragazzo, anche se cominciavano a notare che alcune cose sparivano o venivano ritrovate rotte e la notte avevano quasi tutti degli orribili incubi e la sensazione di essere spiati. 
La situazione iniziò a preoccuparli quando Philip cominciò a trovare interesse verso i libri esoterici che il padre teneva nella sua libreria e a scrivere dei versi legati alla sofferenza e alla morte.
Sentendosi solo e soprattutto soffrendo per il fatto di non essere creduto dalla sua stessa famiglia, poco a poco divenne sempre più introverso e silenzioso, per poi sfociare in attacchi aggressivi e violenti. Un giorno, al culmine di uno dei suoi attacchi di paranoia, bussò ai vicini chiedendo loro una pistola, affermando di voler uccidere il padre. Da quel giorno in poi tutta la famiglia iniziò a pensare che in casa non fossero soli perché cominciarono a manifestarsi eventi strani e violenti. La nipotina per diverse notti scappò dalla sua cameretta urlando, raccontando che mentre era nel letto qualcuno da sotto l'afferrava e che questa cosa era accaduta più volte. Inutile dire che nella stanza, oltre lei non ci fosse nessuno. Diceva anche di sentire rumori provenire dall'armadio e di vedere i suoi pupazzi fissarla da sopra le mensole.
La signora Snedeker, Carmen, notò invece una perdita dalle tubature della cucina, dal colore rosso sangue, che si era allargata in poco tempo a macchia d'olio per tutta la stanza e il soggiorno. La colpa della perdita fu attribuita ai vecchi tubi, che arrugginendosi e bucandosi provocarono quella "macchia ferrosa" d'acqua nell'appartamento, tubi che successivamente furono sostituiti. 
Nei giorni successivi, in più occasioni,  venne aggredita e scaraventata al suolo da una forza invisibile, ritrovandosi con graffi e lividi in tutto il corpo e molti oggetti vicino a lei in quel momento cadevano al suolo senza motivo. Un giorno notò che queste aggressioni avvenivano quando sgridava suo figlio Philip. Poi anche lei cominciò a vedere un'ombra nera in casa, che la seguiva in ogni stanza. A volte l'ombra era talmente nitida da poterne vedere quasi i lineamenti, come da lei stesso raccontato:
"Era molto magro, aveva un volto squadrato e spigoloso, pochi capelli e occhi neri come la pece. Portava piccoli occhiali rotondi ed il suo sorriso era larghissimo e inquietante"
Si scoprì anche che uno degli addetti che vi lavorava quando era una casa funeraria praticava atti di necrofilia.
Alan, il marito, era spesso fuori per lavoro e non credeva alle storie raccontate dalla famiglia. Quando un giorno anche lui fu protagonista di questi eventi, come quadri che cadevano da soli, risate inquietanti
nei corridoi e un'ombra minacciosa che correva lungo i muri, decise di contattare i coniugi Warren. I coniugi arrivarono nella casa e dopo un breve sopralluogo dissero subito che la casa era infestata da presenze demoniache e che avevano trovato nel sofferente Philip un varco per poter accedere al nostro piano di esistenza. I Warren dissero anche che in quella casa si erano praticati riti satanici e sedute spiritiche; nell'Hallahan Home vi dimorava il male puro. Gli Snedeker furono ospitati nel programma di John Zaffis, noto conduttore televisivo, e con l'aiuto dei coniugi Warren ottennero l'attenzione a cui miravano. Di seguito, il video dell'intervista alla famiglia Snedeker.


Il 6 settembre del 1988 i coniugi Warren, con l'aiuto di un esorcista, praticarono un esorcismo nella casa e tutte le manifestazioni demoniache parvero sparire. L'esorcismo, però, durò solo poche settimane, dopodiché i fenomeni ricominciarono ancora più intensi. La famiglia Snedeker, a quel punto, fu costretta a trasferirsi. 
Philip morì nel gennaio del 2012 a 38 anni. Nell'Hallahan Home si susseguirono diversi inquilini, ma nessuno di loro ebbe mai problemi. 
Le vicende vissute dalla famiglia Snedeker divennero ben presto di dominio pubblico e come in tutte le storie del genere, ne furono tratti libri e film.
Nel 2009 nelle sale cinematografiche uscì il film Il Messaggero -The Haunting in Connecticut, liberamente ispirato ai presunti eventi paranormali avvenuti alla famiglia Snedeker. Di seguito il trailer:



Il film racconta la storia di Matt, figlio adolescente di Sara e Peter Campbell, malato cancro che si sottopone a una cura sperimentale. Per essere più vicino all'ospedale, i genitori affittano una vecchia casa nel Connecticut. Matt, una volta trasferiti nella nuova abitazione, inizia a soffrire di tremende allucinazioni. 

07 luglio 2021

Amityville: la casa degli orrori

 






112 Ocean Avenue. Alla quasi totalità di voi, leggendo questo indirizzo di New York, non verrà in mente nulla di particolare, ma se aggiungiamo che la località di cui stiamo parlando è Amityville, vi si aprirà nella mente una miriade di collegamenti, tutti, o quasi, riferiti agli omonimi film dell'orrore basati su fatti realmente accaduti che hanno avuto luogo in una, all'apparenza, anonima casa in stile coloniale.
La casa, infatti, nel 1974 fu teatro di uno dei più efferati omicidi mai avvenuti, in cui ben sei componenti della famiglia DeFeo persero la vita per mano di uno dei figli, Ronald.
I DeFeo avevano acquistato l'abitazione nel 1965 dai Riley, i precedenti proprietari, che a loro volta l'avevano acquistata dalla figlia dei coniugi Moynahan, i quali l'avevano fatta costruire nel 1924.
La famiglia DeFeo era composta da marito e moglie e cinque figlii: tre maschi e due femmine. Uno dei maschi era il già citato Ronald, detto "Butch", il cui carattere estremamente violento e antisociale non era certo addolcito dall'uso massiccio di droghe e alcol. Le minacce di morte al padre, superficialmente considerabili come semplici sfoghi di rabbia, divennero realtà quando alle 03:15 del 13 novembre 1974, Ronald lo uccise a fucilate, seguito dalla madre e dal resto della sua famiglia.
Nessuno dei vicini, nell'isolato, udì il rumore dei colpi di fucile sparati dal ragazzo, né tanto meno eventuali urla da parte dei suoi familiari che, a quanto pare, furono uccisi uno dopo l'altro senza mai destarsi dal sonno.
Ronald aveva dichiarato durante il processo che il padre, precedentemente, aveva chiesto l'aiuto di un  esorcista e che questo avrebbe effettivamente compiuto un esorcismo nella casa, durante il quale le porte sbatterono da sole.
Il ragazzo aveva inoltre dichiarato che le tubature idriche scoppiavano senza motivo, di punto in bianco, e che nei giorni precedenti all'omicidio si trovava in uno stato confusionale e di paranoia che, a suo dire, non aveva a che fare con le droghe di cui faceva uso.

Ronald DeFeo Jr in una foto segnaletica



Sempre durante il processo, fu ricostruito l'omicidio: con un fucile calibro 35 aveva sparato due colpi a ognuno dei genitori, mentre per i fratelli, compreso il più piccolo di nove anni, ne aveva sparato uno soltanto.
Il 21 novembre 1975 fu dichiarato colpevole di omicidio di primo grado e condannato a scontare 25 anni di carcere per ognuna delle vittime, per un totale di 150 anni.
La difesa aveva provato a fare leva sul'infermità mentale, basandosi sull'abuso di droghe e alcolici del ragazzo e a un disturbo psichico e lo stesso Ronald aveva dichiarato di aver ucciso la propria famiglia spinto da alcune voci insistenti nella sua testa, ma l'accusa riuscì a dimostrare che nonostante tutto questo, era ben capace di intendere e di volere.
Ronald DeFeo Jr. morì all'età di 69 anni il 12 marzo del 2021, nel penitenziario di Albany, e le cause della sua morte appaiono sconosciute.


La famiglia Lutz



Nonostante questo tetro epilogo, la casa di Amityville non rimase vuota a lungo. Il 18 dicembre 1975, infatti, a neanche un mese dopo la condanna per omicidio di Ronald DeFeo, una famiglia composta da marito moglie e tre figli (avuti dalla donna da una precedente relazione), i Lutz, ne divenne proprietaria e vi andò ad abitare.
Il 14 gennaio dell'anno successivo, dopo appena 28 giorni, i Lutz nel cuore della notte ne fuggirono terrorizzati senza più farvi ritorno.
In quei giorni, dichiararono i Lutz, erano accaduti parecchi avvenimenti inquietanti: il prete chiamato a benedire l'abitazione era stato schiaffeggiato al piano superiore da qualcosa di invisibile e aveva udito una voce intimargli di andarsene, sciami di mosche infestavano una delle camere, sostanze gelatinose verdastre trasudavano dalle pareti, gli ospiti erano testimoni di strani rumori, odori nauseabondi, sensazioni di disagio, i ragazzi litigavano perennemente tra di loro spinti da un odio incontrollabile, il marito, George, si svegliava tutte le notti alle 03:15, l'ora in cui Ronald aveva ucciso la sua famiglia; nel bel mezzo della notte la porta d'ingresso sbatteva violentemente sebbene fosse stata chiusa a chiave.
E ancora: George una notte vide la moglie levitare sul letto, fu testimone di strane ombre intorno alla casa, trovò i mobili ammassati su una parete, vide in più di un'occasione un paio di occhi rossi spiarlo dalla finestra.
Gli ultimi giorni della loro permanenza nella casa di Amityville furono abbastanza confusi e la famiglia da allora rifiutò di parlare volentieri di quel periodo, tranne che per un particolare: George stava iniziando a sentire delle voci nella sua testa, voci che, proprio come avvenne con Ronald, gli dicevano di uccidere la sua famiglia.
Di questa storia se ne occuparono persino i coniugi Warren, famosi demonologi e investigatori del paranormale, con all'attivo migliaia di casi.
Il 24 febbraio 1976, con al seguito una troupe televisiva, entrarono nella casa e Ed Warren affermò in quell'occasione di aver percepito una presenza fortemente negativa nel locale scantinato.
I Warren tornarono nell'abitazione del 112 di Ocean Avenue il 6 marzo dello stesso anno, stavolta affiancati da alcuni esperti del paranormale e dai reporter. Fu eseguita al piano di sopra una seduta spiritica alle 03:15 e Lorraine Warren percepì una forza demoniaca molto intensa, forse la più forte di quelle percepite in quel momento.
Sempre nel 1976, Gene Campbell, fotografo professionista, scattò diverse fotografie al piano superiore. Lo sviluppo di queste ultime non rivelò nulla di interessante, tranne che per una sola foto: in questa, un bambino dagli occhi "bianchi", forse dovuti alla sovraesposizione al flash, si affaccia timidamente da una delle camere. Inutile dire che in quel momento, con Campbell, non ci fosse nessuno, e che quest'ultimo si era accorto del bambino solo dopo aver sviluppato le foto. La somiglianza del bambino con il piccolo John Matthew DeFeo, come potete vedere voi stessi, è impressionante.

In alto, il bambino fotografato da Campbell; in basso, il piccolo John


Nonostante la pessima fama che la casa si era fatta in così poco tempo, venne comunque acquistata nuovamente, stavolta da Jim e Barbara Cromarty, che per allontanare i curiosi e i turisti di "luoghi del brivido" che affollavano costantemente il loro giardino, tempestando di foto il "luogo del crimine", la ridipinsero totalmente di bianco (inizialmente il piano superiore era dipinto di nero) e la ristrutturarono parzialmente, soprattutto per quanto riguarda le finestre a forma di quarto di cerchio che fin troppo somigliavano a uno sguardo malvagio puntato sul circondario, che furono modificate in delle classiche finestre squadrate. Cambiarono persino l'indirizzo, che da 112 Ocean Avenue fu trasformato in 108 Ocean Avenue.
I Cromarty non furono gli ultimi proprietari: nel 1987 venne venduta agli O'Neil, nel 1997 a Brian Wilson e nel 2010 dai coniugi D'Antonio. Ognuno dei proprietari apportarono delle modifiche, come creare un solario e riempire di terra la piscina dei DeFeo, e col tempo anche i curiosi diminuirono sensibilmente.
Negli anni, la storia dei Lutz fu oggetto di controversie, vennero persino accusati di aver inventato tutto quanto a tavolino per avere un riscontro mediatico e, perchè no, anche economico, ma il dubbio, a oggi, rimane.
In quasi cinquant'anni, sulla casa di Amityville, uscirono svariati libri e diversi film, tutti volti a ricostruire o interpretare, più o meno fedelmente, gli avvenimenti che coinvolsero la famiglia DeFeo o i Lutz.


La casa di Amityville oggi




Articolo di giornale del'epoca