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14 febbraio 2020

Dipinti maledetti: il bambino che piange



Quando si parla di oggetti posseduti o maledetti, difficilmente li si riconduce a qualcosa che nasce per motivi totalmente opposti, quali un'opera d'arte per esempio, soprattutto se l'opera d'arte ha, come tema centrale, degli innocenti bambini.
Invece è quello che sembra essere accaduto a una serie di dipinti realizzati dal pittore Bruno Amadio (sotto lo pseudonimo Giovanni Bragolin) e che volevano mostrare ai turisti in gita a Venezia, l'orrore della Seconda Guerra Mondiale, da poco terminata non senza gravi strascichi sociali, politici ed economici.
Questa serie di ritratti, (circa 27 in tutto) raffiguravano tutti, come già detto in precedenza, lo stesso soggetto: un bambino, o una bambina, con lo sguardo sofferente, gli abiti malconci e una lacrima che scende copiosa sulla guancia paffuta. 
Fin qui nulla di strano, in effetti i quadri non solo attiravano i turisti, ma venivano anche acquistati per arredare una parete spoglia della casa o per fare bella mostra di sé sul camino.
Le voci su una presunta maledizione presero piede soltanto anni dopo la morte del pittore (avvenuta nel 1981), quando, a Rotherham, una casa venne distrutta da un incendio e a salvarsi, indenne dalle fiamme, fu un unico oggetto: un quadro raffigurante un bambino piangente.
Da quel momento, altre abitazioni sembravano prendere fuoco nel corso degli anni senza alcuna apparente spiegazione, dove a salvarsi era sempre e solo uno dei dipinti "maledetti" di Bragolin.
Questi dipinti, venduti per pochi spiccioli, non solo furono venduti con estrema facilità in tutto il Regno Unito, ma tra originali e copie si diffusero migliaia di "bambini piangenti" nelle case, i cui abitanti iniziarono a credere a un vero e proprio maleficio, al punto che il periodico britannico The Sun ne parlò in uno dei suoi articoli, e tutto questo grazie a un accordo economico fatto da Bragolin con una società inglese decisa ad acquistarne i diritti per via dell'interesse che suscitavano nelle persone.
Furono allora fatte svariate ricerche, atte ad approfondire la storia dei dipinti e dello stesso Bragolin, ma come sempre accade in queste storie, la realtà finì inevitabilmente per mischiarsi alla leggenda e alle mere speculazioni, ritraendo una versione dei fatti di cui appare impossibile scinderne le tre parti.
Ne uscì fuori allora che Giovanni Bragolin avesse utilizzato, come modelli dei suoi dipinti, alcuni bambini di un orfanotrofio, maltrattandoli e picchiandoli affinché il loro sguardo e la loro espressione fosse identica a quella che lui stava cercando: quella di un bimbo sofferente.
Si parlò anche di un bambino, soprannominato "El Diablo", il cui odio per gli orrori della guerra appena terminata e che gli aveva strappato via i suoi affetti più cari, si riversò sulla tela al punto da imprimerne la propria maledizione a chiunque l'avesse posseduta.
C'era chi affermava che i quadri risultavano totalmente ignifughi e chi sosteneva addirittura che dondolassero da soli, come sospinti da una forza invisibile.







Gli stessi vigili del fuoco provarono a dare una spiegazione razionale alla faccenda, nella speranza di mitigare la pandemia che dilagava tra tutte le persone (ed erano tante) che possedevano almeno uno di quei dipinti, spiegando che il pannello sul quale erano stampati era un legno particolarmente duro e trattato chimicamente al punto da renderlo ignifugo, ma la paura era tanta e a nulla valse spiegare che non è che prendevano fuoco le abitazioni in cui si trovassero dei bambini piangenti, ma che questi dipinti erano così largamente diffusi che spesso, quando una abitazione si incendiava, dentro vi se ne trovava una copia.
Intanto il Sun approfittò della situazione a suo favore, cercando di trasformare le segnalazioni (che aumentavano esponenzialmente giorno dopo giorno) in una vera e propria campagna mediatica in cui si chiedeva di inviare, presso la loro redazione, tutti i quadri maledetti, che una volta raccolti sarebbero stato bruciati pubblicamente nella speranza di mettere fine una volta per tutte a questa maledizione.
I dipinti raccolti furono innumerevoli e come promesso vennero accatastati e bruciati in pubblico, con sollievo dei loro ex proprietari e per la felicità del The Sun, che se ne uscì, anche in questo caso, con un eclatante articolo dedicato alla fine della maledizione dei bambini che piangono.



La storia riguardante la maledizione dei bambini che piangono emerge spesso fuori tra blog e social network, soprattutto in concomitanza con la festa di Halloween, ed è innegabile che al di là delle spiegazioni razionali e della realtà dei fatti, c'è un certo interesse verso questi poveri bambini e la ragione delle loro lacrime, perché un bambino che piange spezza sempre il cuore di chi lo vede, qualunque ne sia la causa.

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