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26 aprile 2020

Alcatraz: il luogo più infestato al mondo




Alcatraz è il penitenziario federale più conosciuto al mondo. Situato a circa due chilometri dalla baia di San Francisco, California, sorge sull'omonima isola ed è stato operativo dall'11 agosto del 1934 al 21 marzo del 1963. Si trattava di un carcere di massima sicurezza, che ospitava criminali macchiatisi dei più efferati delitti o crimini particolarmente violenti. 
In molti tentarono la fuga dall'isola, in pochissimi ci riuscirono, quasi tutti non reggevano la temperatura gelida delle acque che li separavano dalla costa.
Ciò che non molti sanno è che Alcatraz, intesa come isola e penitenziario, è considerato un luogo fortemente infestato.
Il Los Angeles Times, per esempio, lo citò tra i cinque luoghi più infestati della California, anche il New York Magazine e il The Washington Post lo definirono un luogo sinistro, inquietante, con un potere evocativo che ogni anno richiama milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Diversi investigatori del paranormale, interessati alla storia e alla leggenda dietro questa immensa struttura ormai divenuta un museo per turisti, ebbero modo di valutare personalmente quanto di vero ci fosse dietro le innumerevoli storie raccontate dai detenuti, dalle guardie e dagli addetti ai lavori, arrivando a definirla come "uno dei luoghi più infestati al mondo".
A distanza di anni dalla sua chiusura, infatti, sono state e sono tutt'ora diverse le testimonianze di persone (tra turisti e ranger) che sentono distintamente rumori metallici, urla, risate folli, uomini che piangono e grida di terrore. Sebbene il blocco più infestato di Alcatraz (la prigione aveva quattro blocchi: A, B, C e D) si ritiene che sia il D, anche nei blocchi A e B non è raro sentire rumore di passi e lamenti vari, per poi svanire nel nulla come miraggi uditivi.
Nel blocco C, invece, ritenuto infestato dallo spirito del detenuto Abie Maldowitz, noto come "il macellaio", ucciso nel locale lavanderia, più di una guardia ha dichiarato di aver udito, anche nel pieno della notte, il rumore di una cella che si apre e si chiude, senza mai riuscire a risalire all'origine di tale rumore.
Come dicevamo, però, a essere ritenuto il blocco più infestato di tutti da una considerevole fetta di investigatori del paranormale e sensitivi, è appunto il blocco D, che consta di 42 celle e che almeno quattro di esse sembrano essere le più infestate: la 11-D, la 12-D, la 13-D e, in particolare, la 14-D.
In quest'ultima in particolare, quasi tutti avvertono una forte sensazione di freddo, inspiegabile poiché presente anche nei mesi più caldi dell'anno, e l'elevato numero di fenomeni paranormali che la interessano l'hanno resa il posto più infestato dell'isola di Alcatraz.
Sempre nel blocco D, un detenuto all'epoca aveva allertato le guardie perchè aveva visto due occhi rossi nel buio che lo fissavano minacciosi. Le guardie ovviamente non credettero alle sue parole (spesso i detenuti inventavano storie per distrarre le guardie nel tentativo di fuggire) e lo trovarono il giorno dopo morto nella sua cella, con segni visibili di strangolamento attorno al collo e lo sguardo terrorizzato.



Anche nella sala docce diversi visitatori hanno lamentato un freddo anormale, insolito, oltre alla sensazione di qualcosa che li tocca, che cerca di afferrarli, fortunatamente senza riuscirci.
Annette Martin e Jeanne Borgen, due medium, affermarono di essere riusciti a entrare in contatto psichico con alcuni dei fantasmi di Alcatraz, mentre un anchorman locale, Ted Wygant, accettò di dormire una notte nel corridoio dove furono uccisi tre uomini nella battaglia di Alcatraz in compagnia di Borgen. In questa occasione non si rilevarono fenomeni strani, ma fu lo stesso Wygant, scettico in merito alla "fama"del penitenziario, a dichiarare che verso le tre del mattino lo aveva pervaso un profondo senso di rabbia e una voglia incontrollabile di avere tra le mani un'arma da fuoco.
Un altro investigatore del paranormale, Michael Kouri, sostenne di essere entrato in trance e di avere parlato con l'anima di un detenuto, che gli disse di essere stato picchiato e posto in isolamento con le gambe fratturate.
Una donna, invece, iniziò a parlare in tedesco durante il giro turistico nei locali dell'ospedale, mutando la sua voce in quella di un bambino. L'ospedale, in effetti, è un altro luogo in cui capita sovente di sentire lamenti e pianti.
Diverse testimonianze, poi, parlano del suono di un banjo udito nella sala docce, luogo in cui Al Capone (detenuto ad Alcatraz dal 1934 al 1939) si dilettava a suonare proprio quel tipo di strumento.
Anche lo psicologo Larry Montz e la psichica Daena Smoller  visitarono Alcatraz armati di magnetometro (uno strumento che misura i campi magnetici e le loro oscillazioni, molto usato durante le investigazioni a tema paranormale) e sebbene non trovarono nulla di insolito nell'infestatissimo blocco D, il magnetometro quasi impazzì nel'area dedicata alla cucitura (New Industries Building) e la stessa Smoller disse di avere udito il rumore delle macchine per cucire in funzione e un forte senso di panico.
L'attività rilevata dal magnetometro, in un luogo lontano da qualunque interferenza elettromagnetica, convinse Montz ad affermare di avere assistito a una attività paranormale. Solo dopo i due scoprirono che in quel luogo il detenuto Rufus McCain era stato ucciso da Henri Young con una pugnalata al collo.
Un ex prigioniero, poi divenuto guida turistica di Alcatraz per svariati anni, Leon "Whitey" Thompson, disse di credere fermamente che l'isola e il penitenziario fossero infestati, e che quella sensazione, sia come detenuto che come guida, era costante.
Un giorno (erano gli anno Ottanta), in attesa di un gruppo di turisti con cui iniziare il tour del blocco delle celle a cui era addetto come guida, vide un enorme figura alla fine del corridoio camminare e sparire superato l'angolo. Riconobbe quella gigantesca "ombra" in Johnny Haus, un texano di dimensioni spropositate con cui aveva legato nel periodo della sua carcerazione.
Alcatraz infatti, come già accennato all'inizio di questo post, era un carcere di massima sicurezza, e sopravvivere tra le sue mura non era affatto facile. Lì ogni azione doveva essere pesata, ogni parola poteva portare alla morte e chi era più forte, fisicamente o mentalmente, cercava di dominare sul più debole per ricavarsi il suo spazio e creare la sua cerchia, indispensabile per non essere sopraffatti dagli altri "branchi" presenti.
Le aree comune diventavano, di conseguenza, luogo di regolamento di conti, e chi sapeva di aver pestato i piedi a qualcuno, sapeva anche a quale fine sarebbe andato incontro, scegliendo di suicidarsi nella propria cella ed evitarsi così una inutile e terribile agonia.
Tutto questo sangue, questa rabbia, questo dolore, sembrano essersi catalizzati negli anni all'interno della prigione, cristallizzandosi nei luoghi in cui tutto ciò avvenne e ricordando a tutti i turisti in visita che Alcatraz appartiene alle anime dei suoi prigionieri.




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