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17 luglio 2020

Ed Kemper: "The Co-Ed Killer"







Il suo nome completo è Edmund Emil Kemper III; nato a Burbank il 18 dicembre del 1948, è un serial killer statunitense, autore di numerosi omicidi avvenuti tra il 1972 ed il 1973 negli Stati Uniti. Conosciuto come Ed Kemper o Co-ed Killer, sparò ai nonni quando aveva solo quindici anni, compiendo così il primo di una lunga serie di omicidi.
La sua famiglia era composta da suo padre, Edmund Emil Jr., sua madre Clarnell Strandberg e da sua sorella minore.
Kemper da bambino era molto intelligente, ma purtroppo manifestava già in giovane età dei disturbi psichici; si divertiva a torturare e a uccidere animali, con le bambole della sorella faceva strani giochi sessuali, era anche un piromane, ma la cosa più inquietante era che mostrava segni di necrofilia. Un giorno la sorella scherzando gli aveva chiesto di dare un bacio alla sua insegnante. Kemper, arrabbiato, le aveva risposto: "Per baciarla dovrei prima ucciderla".
Lui era molto legato alla figura paterna ed era rimasto sconvolto quando aveva saputo del divorzio che avvenne nel 1957, al seguito del quale i figli furono affidati alla madre, che li portò nel Montana. Di contro, con la madre aveva un pessimo rapporto: era una donna violenta, lo picchiava e lo umiliava di continuo, lo faceva dormire in cantina chiuso chiave, temendo che potesse abusare della sorella.
Stanco dei continui abusi e soprusi,  nel 1963 scappò di casa per andare a cercare il padre che si trovava in California. Quando arrivò, però, scopri un'amara sorpresa: suo padre infatti si era risposato e non voleva avere nessun rapporto con il figlio, che lasciò alle cure dei nonni Edmund e Maude Kemper affinché si prendessero cure del nipote.
I nonni di Ed vivevano in un Ranch nel North Fork della California, ma per lui vivere lì era un vero inferno, poiché odiava la nonna.
Il 27 agosto del 1964 a seguito del suo apparentemente immotivato odio per sua nonna, le sparò mentre stava terminando di scrivere il libro di fiabe sul quale lavorava da tempo. Quando suo nonno rientrò da una commissione, sparò anche a lui.
Interrogato dalla polizia, Ed disse delle parole decisamente agghiaccianti: "Volevo solo sentire cosa si prova ad uccidere la nonna", motivando il successivo omicidio del nonno perchè quest'ultimo, se fosse venuto a conoscenza della morte della moglie, si sarebbe infuriato con lui.
Kemper fu ricoverato nell'Ospedale Psichiatrico Criminale di Atascadero, dove divenne amico e sorprendentemente anche assistente dello psicologo che lo aveva in cura. Su di esso furono effettuati dei test dove si scopri che possedeva un quoziente intellettivo pari a 136, parecchio al di sopra della media. Fu rilasciato nel 1969 dopo aver scontato solo 5 anni di detenzione e fu riaffidato alla madre, contro il parere di parte della commissione medica, convinta successivamente a cambiare idea in seguito all'affermazione di Kemper sul fatto che stesse meglio e che i suoi problemi d'infanzia se li era lasciati  definitivamente alle spalle. Una volta libero, Kemper lavorò presso il dipartimento autostradale nello stato della California e divenne noto tra i colleghi con il soprannome "Big Ed" affibbiatogli dal suo capo - con cui aveva stretto una solida amicizia - visto che era alto più di due metri e pesava 136 kg.
La sete di sangue di Ed Kemper, però, era ben lontana dall'essere soddisfatta.
Tra il 1972 e il 1973 commise svariati omicidi ai danni di giovani autostoppiste; le accoltellava o le strangolava, portava i cadaveri nel suo appartamento e le sezionava dopo aver abusato dei loro corpi.
Le prime 2 vittime furono Mary Ann Pesce e Anita Lucchessa, due autostoppiste diciottenni in cerca di un passaggio per l'università di Stanford. Kemper diede loro il passaggio, ma le ragazze non arrivarono mai a Stanford: le portò in una zona di campagna presso Alamada, dove prima le strangolò e infine le accoltellò, portandone i cadaveri a casa della madre, nella sua camera, e scattando loro macabre foto pornografiche. Quando finì il "servizio fotografico", fece a pezzi e mise in valigia il cadavere della Pesce, che abbandonò sul ciglio della strana vicino a una zona di montagna; Anita invece venne decapitata e la sua testa usata per il sesso orale, mentre il resto del corpo fu gettato in una scarpata.
La terza vittima di Kemper fu la quindicenne Aiko Koo, in cerca di un passaggio verso casa per non dover aspettare l'autobus. Minacciata con una pistola da Kemper, salì sull'auto e fu strangolata subito dopo che l'uomo accostò in un luogo isolato. Come fece con le altre, sistemò la giovane senza vita nel portabagagli, la portò in camera, la violentò, la smembrò e gettò quel che rimaneva in una scarpata.
La sua quarta vittima fu la studentessa diciannovenne Cindy Schall. Le sparò in testa con una calibro 22 dopo essersi offerto di darle un passaggio, ma finendo per farle fare la stessa fine delle vittime precedenti.
Rimosse perfino il proiettile dal cranio della ragazza e seppellì la sua testa in giardino con il viso rivolto verso la sua camera perchè sua madre:"voleva sempre che le persone la guardassero". 
Dopo una accesa discussione con la madre, Kemper uscì di casa in cerca di altre vittime. Incontrò le autostoppiste ventitreenni Rosalind Thorpe e Alice Liu. Diede un passaggio a entrambe dopo un primo rifiuto della Liu, convinta a entrare in auto proprio dall'amica.
Arrivati in una zona isolata, Kemper sparò ad entrambe, portò i loro corpi in camera sua per abusarne e smembrarle.
Si pensa che la voglia omicida dell'uomo si scatenasse in seguito a ogni litigio con la madre, che finì per diventare la sua ennesima vittima.
Il 20 Aprile del 1973, venne uccisa dal figlio a martellate, violentata e decapitata. Ed mise la sua testa su una mensola del caminetto e, dopo averla utilizzata come bersaglio per le freccette, le strappò le corde vocali e le gettò nel trita rifiuti. 
Gli agenti quando lo interrogarono gli chiesero il perché di quel gesto e lui rispose "mi sembrava appropriato, dato che non aveva fatto altro che urlare, strillare e inveire contro di me per anni".
La madre di Kemper, dicevamo, fu l'ennesima vittima, ma purtroppo non fu l'ultima.
L'ultima vittima fu Sally Hallet, la migliore amica della madre che, dietro la scusa di un invito a cena, venne strangolata da Ed subito dopo essere entrata in casa.
L'uomo tentò di lasciare la California, ma quando alla radio cominciò a girare la notizia degli omicidi si rassegnò, fermò l'auto, chiamò la polizia e confessò tutto quanto.
Durante l'interrogatorio ammise di aver compiuto atti di cannibalismo su una delle sue vittime, dichiarando: "effettivamente ho divorato in parte la mia terza vittima. Ho tagliato dei pezzetti di carne che avevo messo nel congelatore. Una volta scongelata, ho cotto la carne in un pentolino con delle cipolle. Poi ho aggiunto della pasta e del formaggio". Durante il processo si dichiarò insano di mente e la giuria lo dichiarò colpevole di otto omicidi richiedendo la pena di morte, che nella California dell'epoca era stata sospesa, quindi fu condannato all'ergastolo. 
Durante la detenzione, Kemper non diede mai segni di rimorso e non chiese mai scusa alle famiglie delle sue vittime, anzi, era orgoglioso del fatto che, per arrestarlo, la polizia avesse dovuto attendere la sua chiamata per costituirsi. 
Ed in carcere si laureò, insegna ancora oggi informatica e partecipa anche attivamente a un programma di trascrizione di alcune opere letterarie in alfabeto Braille per i non vedenti. Per queste attività ottenne dei premi da parte dell'amministrazione carceraria. 
Kemper ha già scontato quarant'anni di detenzione (nonostante la sua buona condotta) ed è tutt'ora detenuto al California State Prison di Vacaville, in California.
Compare nel libro "Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano" e nel suo adattamento televisivo di Netflix: Mindhunter.




A destra, l'attore Cameron Britton nei panni di Kemper nella serie Mindhunter.







27 maggio 2020

Stanley Hotel: l'albergo maledetto che ha ispirato l'Overlook Hotel di "Shining" tra mito e realtà






Il nome Stanley Hotel sicuramente non vi dirà niente di che, ma se venisse chiamato con il nome che più lo ha reso famoso al mondo intero, Overlook Hotel, i vostri occhi si illumineranno e si sgraneranno dal terrore al pensiero del film di cui si è reso protagonista assoluto: Shining.
A dirla tutta è l'omonimo romanzo di Stephen King ad averlo reso un'icona immortale dei luoghi infestati, ma grazie al film di Kubrick (che, dal romanzo, a essere sinceri, si è discostato parecchio sia come trama che come contenuti), questo albergo del Colorado, con le sue 140 camere, è riuscito a impersonare le paure di milioni di persone, tra agorafobia (che a differenza di quello che si pensa non è esclusivamente la paura degli spazi aperti, ma di tutti quei luoghi, aperti o chiusi che siano, da cui è difficile, se non impossibile, scappare o ricevere aiuto immediato), allucinazioni, presenze sinistre, fantasmi, psicosi e quanto di più terrificante si possa materializzare in un albergo all'apparenza tranquillo e accogliente.
Ma quanto di vero c'è dietro la leggenda dello Stanley/Overlook Hotel?
Lo stesso Stephen King, che si trovò a soggiornare allo Stanley in un periodo in cui era prossimo alla chiusura invernale (e quindi quasi deserto), raccontò di aver fatto un sogno terribile, in cui una manichetta antincendio inseguiva uno dei suoi figli attraverso i corridoi dell'hotel.
Svegliatosi di soprassalto, si accese una sigaretta contemplando il panorama montuoso che si vedeva dalla finestra della sua camera, iniziando a delineare quello che sarebbe diventato un vero e proprio capolavoro della letteratura di genere e non.
King non fu l'unico ad avere avuto una "brutta esperienza" durante la sua permanenza allo Stanley Hotel e la famosissima camera "237", non solo in realtà è la "217" (rinominata "237" nell'adattamento cinematografico per paura che la gente, dopo aver visto il film, non avesse voluto più soggiornarvi; la "237" in realtà non esiste) fu oggetto di un grave incidente che interessò la capo governante dell'epoca, Elizabeth Wilson, la cui lanterna, accesa all'interno della camera, esplose causando il cedimento del pavimento e facendola precipitare al piano di sotto. La donna ne uscì con le caviglie rotte, ma per fortuna sopravvisse all'incidente.


una immagine della camera 237 tratta dal film "Shining"


La nascita dello Stanley Hotel


Come e quando nasce lo Stanley Hotel? L'idea di costruire l'hotel venne a Freelan Oscar Stanley, che in seguito alle raccomandazioni del suo medico di respirare aria sana di montagna, acquistò un appezzamento di terreno sulle montagne del Colorado dal conte di Dunraven, un nobile di origini irlandesi, e vi costruì il suo albergo: lo Stanley Hotel.
Stanley accettava solo clientela appartenente all'alta società; in seguito alla Prima Guerra Mondiale il turismo subì un duro colpo e anche con la quasi totalità delle camere vuote, Stanley in persona, seduto nella hall, selezionava quel poco di clientela che decideva di soggiornare nella sua struttura, rifiutando coloro che non riteneva adatti.
Eppure lo Stanley Hotel, anche se poco conosciuto, ebbe ospiti illustri, soprattutto agli inizi del Ventesimo secolo, quali Theodore Roosevelt e Hirohito, l'imperatore del Giappone. Inutile dire che un hotel che venne completato nel 1909, e che quindi ha sul groppone qualcosa come 111 anni, ha visto al suo interno accadere un po' di tutto, dal sopravvivere a ben due guerre mondiali a incidenti e infortuni di vario tipo. Come tutte le cose che attraversano i secoli, acquisisce una sua dimensione, potremmo definirla una sua "personalità". Se questa affermazione vi sembra eccessiva, non vi resta che leggere il paragrafo seguente.


Le apparizioni


Si possono chiamare apparizioni, presenze e anche, perché no, fantasmi o spettri: sta di fatto che non fu soltanto Stephen King ad avere avuto un certo brivido lungo la schiena nel percorrere i suoi corridoi e attraversare i suoi saloni. 
Un esempio? Quando lo Stanley fu utilizzato come location per girare il film del 1994 Scemo & più Scemo, con Jim Carrey e Jeff Daniels, lo stesso Carrey, incuriosito dal romanzo di King, volle alloggiare nella camera 217. Dopo qualche ora, senza dare alcuna spiegazione plausibile, abbastanza scosso e stranito, chiese di cambiare immediatamente camera.
In tanti hanno riferito di aver visto presenze aleggiare sopra i loro letti nel bel mezzo della notte, o di aver sentito, nella sala da ballo, il suono del pianoforte di Flora Stanley, la moglie del proprietario da tempo deceduta.
Altri ancora riportano risate di bambini lungo i corridoi, come se si rincorressero di continuo in un gioco che non avrà mai fine.


Lucy


Una ragazzina di 13 anni che scappa di casa e si rifugia negli scantinati dello Stanley Hotel. Il personale addetto la scopre e la caccia fuori senza voler sentire ragioni. L'inverno si avvicina prepotente e fuori, di notte, il freddo è micidiale. Così Lucy muore assiderata, con il suo vestitino rosa, ed è così che ancora appare ai visitatori e agli inservienti, così come è anche stata immortalata dal gruppo di ghost hunters durante una notte passata nell'hotel, in cui a sinistra, di fianco a un ignaro "passante", si può scorgere la figura quasi eterea di una ragazzina con un abito rosa.
In molti giurano di vederla passare nei corridoi o giù, tra i locali manutenzione, quasi volesse rivendicare la sua presenza lì, una presenza la cui negazione le costò la sua giovane vita.

sulla sinistra, con l'abito rosa, la piccola Lucy


Paul


Un'altra presenza segnalata da parecchi turisti (e non) è quella riconducibile a Paul, un manutentore morto di crepacuore mentre spalava la neve fuori dall'hotel. Persino gli altri manutentori e le guide turistiche asseriscono che sì, Paul è ancora lì con loro e spesso si diverte a "interagire" con gli ospiti presenti.


La camera 401


Che ci crediate o meno, la camera più infestata dello Stanley Hotel non è la 217 (o 237, che dir si voglia), ma è opinione comune di più di un gruppo di ghost hunters che a vincere il premio di "camera più infestata dell'albergo" è la 401. In essa, un ladro fantasma, ruberebbe e sposterebbe oggetti di valore, voci e risate sveglierebbero i clienti nel bel mezzo della notte e il cupo rimbombo dell'ascensore adiacente contribuirebbe a guastare l'atmosfera già di per sé snervante.
Jason Hawes, fondatore della The Atlantic Paranormal Society, pernottando nella 401, dichiarò che durante la notte il suo letto si mosse, che le ante dell'armadio si aprirono e si chiusero più volte e che un vetro andò in frantumi.
Come se non bastasse, pare che tutto il quarto piano sia soggetto ad attività paranormali molto intense.


La sala da ballo


Come già accennato in precedenza, anche la sala da ballo non è esente da presenze e avvistamenti di attività paranormali. Il pianoforte della moglie deceduta di Stanley, risate di bambini, addirittura il direttore stesso raccontò ad alcuni ghost hunters che un tavolo, una volta, volò per aria, come sospinto da una forza invisibile.
Se per molti altri fenomeni i ghost hunters diedero la "colpa" al vento e alle vecchie tubazioni che attraversano i locali, per questa e per altre testimonianze non ci sono ancora spiegazioni plausibili.


Tra mito e realtà, lo Stanley Hotel continua ad affascinare e ad attirare come una calamita migliaia di turisti ogni anno, un po' grazie a Stephen King e grazie a Stanley Kubrick, che permisero al mondo di conoscere quanto affascinanti possano essere, a volte, un albergo e le sue storie.












12 maggio 2020

Necronomicon: il libro dei morti






Il Necronomicon, o "libro dei morti", è forse una delle leggende più famose in ambito horror e, seppure abusata in decine di film e serie televisive, resta comunque un qualcosa di affascinante per ciò che rappresenta e per il potere che racchiude.
Cominciamo con il dire che il Necronomicon non esiste e non è mai esistito, ma viene continuamente citato come se fosse un libro realmente esistente e quindi fa di esso uno pseudobiblion.
Nasce infatti dalla fervida fantasia del celebre scrittore Howard Phillips Lovecraft, per dar forza alle sue storie dell'orrore e in particolare a quelle legate a Chtulhu, una misteriosa e abominevole creatura che avrebbe regnato sulla terra prima della comparsa dell'essere umano e che, a quanto pare, vorrebbe tornarvi per mezzo del summenzionato libro dei morti.
In una lettera, lo stesso Lovecraft sosteneva che il titolo gli era apparso in sogno e che le parole greche che lo componevano (nekros-cadavere, nomos-legge e eikon-descrizione) significassero "La descrizione delle leggi dei morti".
Scritto dal pazzo Abdul Alhazred (gioco di parole che sta per all has read - ha letto tutto) come testo di magia nera prima di morire fatto a pezzi per mano di una entità invisibile, nasceva per invocare i Grandi Antichi, creature mitologiche dalle quali il poeta arabo era ossessionato praticamente da sempre.
Tanto era stato efficace questo espediente narrativo che lo stesso Lovecraft, accortosi che in tanti avevano creduto all'esistenza del Necronomicon, dovette rivelare che quest'ultimo fosse solo il frutto della sua fantasia.
Al contrario di quanto chiunque si sarebbe potuto aspettare, il fascino per questo misterioso volume, rilegato in pelle umana e vergato col sangue, invece che diminuire e spegnersi nel nulla continuò a crescere, anche perchè si narra che, seppure si trattasse di una invenzione letteraria, in realtà si fosse ispirato a un celebre grimorio della fine dell'Ottocento a opera dell'esoterista statunitense Arthur Edward Waite.
Il Necronomicon, secondo Lovecraft, sarebbe un volume capace di rievocare non solo Chtulhu, ma addirittura il regno dei morti, aprendo un portale che lo metterebbe in diretta comunicazione con il nostro pianeta e i cui effetti non sarebbero esattamente positivi per la razza umana, visto che mostri, demoni ed esseri dell'oltretomba in genere non vanno poi così tanto d'accordo con i vivi.





La cultura pop ha successivamente elevato la storia e la leggenda di questo pseudo-libro proiettandola dapprima nel cinema  e come naturale conseguenza anche nei videogiochi.
Non si può non citare la trilogia de "La Casa", di Sam Raimi (La Casa, La Casa II e L'Armata delle Tenebre), in cui lo sprovveduto Ash Williams, interpretato dal fin troppo sottovalutato Bruce Campbell, cerca di rimediare all'imminente arrivo di un'orda di demoni dopo averne accidentalmente letto qualche passaggio in Sumero che, guarda caso, serviva proprio a risvegliarli dal loro sonno millenario. Lo stesso script venne utilizzato, purtroppo senza grande successo (visto che dovettero interromperla alla terza stagione per carenza di ascolti) con la serie Ash vs Evil Dead, in cui Ash, più avanti con gli anni, rievoca ancora una volta e sempre accidentalmente il mondo dei morti.
In questo caso il libro si chiama "Necronomicon Ex Mortis", giusto per dargli quel tocco di grottesco che ha sempre contraddistinto le opere di Raimi.
Anche nei videogame, come accennato prima, la leggenda del Necronomicon trova terreno fertile; citiamo uno tra tutti il godibile Alone in the Dark, in cui le vicende su cui dovrà indagare l'investigatore privato Edward Carnby ruotano, per l'appunto, attorno alle pagine maledette di questo libro.

Il Necronomicon Ex Mortis come appare nel film "La casa II", con una copertina
dalle fattezze demoniache


A oggi, nonostante sia chiaro che un volume del genere non possa esistere se non che nella fantasia del suo creatore, spuntano fuori nuovi dibattiti sulla sua reale esistenza, e perfino lo scrittore Colin Wilson dichiarò, negli anni Settanta, che Lovecraft fu costretto a dire il falso e cioè che il Necronomicon non esistesse, mentre in realtà ne era in possesso di una copia.
Che esista o meno, è innegabile che la mente di Lovecraft abbia partorito una leggenda inossidabile e ricca di macabro fascino, una leggenda che fa da cardine per quasi tutte le sue storie, racchiuse, per chi fosse interessato o anche solo curioso di leggerle, in una raccolta di racconti omonima e che ben rappresenta la grandezza di un genio che, ancora oggi, viene citato e da cui si attinge a piene mani nel mondo cinematografico e non solo.


La raccolta di racconti di Lovecraft sul Necronomicon






06 maggio 2020

Tavola Ouija: tutorial





La Tavola Ouija non ha bisogno di presentazioni: grande protagonista di storie dell'orrore praticamente da sempre, trova spesso e volentieri spazio nelle produzioni cinematografiche e nei romanzi di genere e non.
Per quei pochi che ancora non la conoscessero e non sapessero di cosa stiamo parlando, la descrizione è presto detta: si tratta di una tavola (generalmente in legno) su cui sono impresse le lettere dell'alfabeto (su due file: dalla A alla M e dalla N alla Z), i numeri dall'uno allo zero, le parole "si", "no" e "arrivederci" e una planchette (o lancetta)una sorta di puntatore a goccia che verrà "mosso" dallo spirito sulle varie lettere e numeri per comporre la risposta alle domande poste dai partecipanti alla seduta.
Come è logico intuire, tentare di contattare entità ultraterrene e spiritiche è sempre un rischio, perchè a rispondere potrebbe essere uno spirito buono, un'anima errante, ma anche una creatura con tutt'altro che buone intenzione e spesso l'entità che si manifesta, approfittando del contatto creatosi dall'evocazione, è proprio quest'ultima.
Questo tutorial non solo spiegherà cosa fare per contattare una entità soprannaturale, ma soprattutto elencherà le cose da NON fare assolutamente nel caso si manifestasse l'entità sbagliata (leggasi: maligna) o per non indispettire la presenza invocata, anche se benigna.

Tutorial



  • I luoghi migliori per l'utilizzo della tavola Ouija sono il salone o la cucina, ma anche qualsiasi altra stanza che non sia una camera da letto: l'evocazione di uno spirito che rimarrà intrappolato nella nostra dimensione, infatti, potrebbe interferire negativamente con il nostro sonno e con i nostri sogni. Assolutamente vietati anche cimiteri, abitazioni abbandonate, chiese sconsacrate e, in generale, luoghi dove sono avvenuti delitti efferati o morti violente: questi sono luoghi in cui confluisce un gran numero di anime dannate ed entità pericolose, con il rischio che una di esse risponda all'appello.
  • Una volta scelto un luogo consono, ci si deve assicurare di essere almeno in due a utilizzare la tavola, poiché da soli sarebbe più facile entrare nel panico nel caso qualcosa andasse storto, ritrovandosi deboli e in minoranza rispetto a ciò che potrebbe rispondere alla vostra chiamata. Assicuratevi anche che nulla possa turbare la seduta: rumori molesti provenienti dall'esterno, luci troppo forti, rischio di qualcuno che possa entrare nella stanza: tutto questo potrebbe interrompere involontariamente il contatto lasciando l'entità intrappolata nel nostro mondo o facendola arrabbiare per non esserci congedati come si deve (ma di questo ne parleremo successivamente).
  • I partecipanti devono disporsi fronte alla tavola, posizionare la planchette sulla lettera "G" (quindi al centro della serie di lettere) e tenere le dita su di essa senza mai staccarle: questa regola vale per tutto il periodo in cui si sta effettuando la seduta; la forza spirituale dei presenti deve sempre essere superiore a quella dell'entità, una interruzione della stessa potrebbe essere terreno fertile per l'intromissione di spiriti tutt'altro che benevoli. La tavola deve trovarsi su un piano stabile e comodamente accessibile da tutti i partecipanti, per questo motivo è consigliabile stare seduti attorno a un tavolo, ma anche sul pavimento può andare bene.
  • Una volta assicurati che l'ambiente è tranquillo e tutti i presenti sono a loro agio (nessuno deve partecipare conto la propria volontà), si può iniziare a fare qualche domanda, purché se ne faccia una per volta e parli una sola persona; evitate che le voci si sovrappongano. Si possono fare domande del tipo: "è presente qualche spirito adesso?" oppure "quanti spiriti sono presenti in questo momento?" per cercare di ottenere una risposta e dare l'avvio al contatto. In ogni caso, dato che la risposta potrebbe tardare ad arrivare (o potrebbe non arrivare affatto, ma questo è un fattore di cui si prende atto fin dal principio), i partecipanti non devono mai lasciarsi andare a battute di scherno, risatine e parodie: gli spiriti non amano che li si prenda in giro.
  • La risposta, come accennato prima, avverrà tramite la planchette: i presenti la sentiranno muovere sotto le loro dita tra le varie lettere e numeri, creando la risposta alla domanda fatta o, se la domanda lo permette, soffermandosi sul "si" o sul "no". Nel caso in cui la planchette inizi a fare dei movimenti a forma di "otto" sulla tavola o si soffermi ripetutamente sul numero 8, è bene interrompere subito il contatto congedandosi, poiché ad aver risposto all'appello è una entità maligna.
  • Si possono fare tutte le domande che si vuole, purché si rispettino le accortezze di cui sopra (non sovrapporre le voci, non prendere in giro lo spirito, effettuarle una alla volta), ma MAI fare domande sulla data o sul motivo della propria futura morte, chiedere desideri, sui propri cari defunti o sull'esistenza di Dio: che sia uno spirito buono o malvagio, queste domande non sono bene accette.
  • Una volta che tutti i partecipanti sono d'accordo sul terminare la seduta, fermo restando che in caso risponda o si entri in contatto con uno spirito o con una entità malvagia questa deve essere terminata immediatamente, si sposta la planchette su "arrivederci". Su quest'ultimo passaggio non serve attendere la risposta dello spirito.
  • Non lasciare mai la planchette sulla tavola a termine della seduta e, in generale, non conservarli una sull'altra: la planchette deve sempre essere conservata a parte.

Ci sono altri accorgimenti che posso essere presi prima di iniziare una seduta con la tavola Ouija, dal circondare la tavola con un cerchio di sale, al fare una preghiera o accendere delle candele, tuttavia crediamo che questi siano più che altro effetti scenici, che di fronte al materializzarsi o al rispondere di una determinata entità non ne influiscono il comportamento o le intenzioni.
Si raccomanda inoltre di non effettuare mai una seduta sotto effetto di droghe o alcol o comunque in evidente stato di alterazione mentale: stati di salute precari e paura sono condizioni incompatibili con l'attività che ci si appresta a fare.
Si può creare, nel caso non si avesse, una tavola Ouija "casalinga" utilizzando una base di cartone o di legno su cui scrivere lettere, numeri e parole (solo quelli previsti, mi raccomando) e una moneta, per esempio, come planchette; su Amazon a tal proposito ce ne sono in vendita diverse, anche se noi consigliamo, tra i vari modelli riprodotti, questo.
Fateci sapere se avete avuto esperienze con la tavola Ouija nei commenti qui sotto e vi raccomandiamo in ogni caso di fare molta attenzione nel caso voleste provare per la prima volta.

26 aprile 2020

Alcatraz: il luogo più infestato al mondo




Alcatraz è il penitenziario federale più conosciuto al mondo. Situato a circa due chilometri dalla baia di San Francisco, California, sorge sull'omonima isola ed è stato operativo dall'11 agosto del 1934 al 21 marzo del 1963. Si trattava di un carcere di massima sicurezza, che ospitava criminali macchiatisi dei più efferati delitti o crimini particolarmente violenti. 
In molti tentarono la fuga dall'isola, in pochissimi ci riuscirono, quasi tutti non reggevano la temperatura gelida delle acque che li separavano dalla costa.
Ciò che non molti sanno è che Alcatraz, intesa come isola e penitenziario, è considerato un luogo fortemente infestato.
Il Los Angeles Times, per esempio, lo citò tra i cinque luoghi più infestati della California, anche il New York Magazine e il The Washington Post lo definirono un luogo sinistro, inquietante, con un potere evocativo che ogni anno richiama milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Diversi investigatori del paranormale, interessati alla storia e alla leggenda dietro questa immensa struttura ormai divenuta un museo per turisti, ebbero modo di valutare personalmente quanto di vero ci fosse dietro le innumerevoli storie raccontate dai detenuti, dalle guardie e dagli addetti ai lavori, arrivando a definirla come "uno dei luoghi più infestati al mondo".
A distanza di anni dalla sua chiusura, infatti, sono state e sono tutt'ora diverse le testimonianze di persone (tra turisti e ranger) che sentono distintamente rumori metallici, urla, risate folli, uomini che piangono e grida di terrore. Sebbene il blocco più infestato di Alcatraz (la prigione aveva quattro blocchi: A, B, C e D) si ritiene che sia il D, anche nei blocchi A e B non è raro sentire rumore di passi e lamenti vari, per poi svanire nel nulla come miraggi uditivi.
Nel blocco C, invece, ritenuto infestato dallo spirito del detenuto Abie Maldowitz, noto come "il macellaio", ucciso nel locale lavanderia, più di una guardia ha dichiarato di aver udito, anche nel pieno della notte, il rumore di una cella che si apre e si chiude, senza mai riuscire a risalire all'origine di tale rumore.
Come dicevamo, però, a essere ritenuto il blocco più infestato di tutti da una considerevole fetta di investigatori del paranormale e sensitivi, è appunto il blocco D, che consta di 42 celle e che almeno quattro di esse sembrano essere le più infestate: la 11-D, la 12-D, la 13-D e, in particolare, la 14-D.
In quest'ultima in particolare, quasi tutti avvertono una forte sensazione di freddo, inspiegabile poiché presente anche nei mesi più caldi dell'anno, e l'elevato numero di fenomeni paranormali che la interessano l'hanno resa il posto più infestato dell'isola di Alcatraz.
Sempre nel blocco D, un detenuto all'epoca aveva allertato le guardie perchè aveva visto due occhi rossi nel buio che lo fissavano minacciosi. Le guardie ovviamente non credettero alle sue parole (spesso i detenuti inventavano storie per distrarre le guardie nel tentativo di fuggire) e lo trovarono il giorno dopo morto nella sua cella, con segni visibili di strangolamento attorno al collo e lo sguardo terrorizzato.



Anche nella sala docce diversi visitatori hanno lamentato un freddo anormale, insolito, oltre alla sensazione di qualcosa che li tocca, che cerca di afferrarli, fortunatamente senza riuscirci.
Annette Martin e Jeanne Borgen, due medium, affermarono di essere riusciti a entrare in contatto psichico con alcuni dei fantasmi di Alcatraz, mentre un anchorman locale, Ted Wygant, accettò di dormire una notte nel corridoio dove furono uccisi tre uomini nella battaglia di Alcatraz in compagnia di Borgen. In questa occasione non si rilevarono fenomeni strani, ma fu lo stesso Wygant, scettico in merito alla "fama"del penitenziario, a dichiarare che verso le tre del mattino lo aveva pervaso un profondo senso di rabbia e una voglia incontrollabile di avere tra le mani un'arma da fuoco.
Un altro investigatore del paranormale, Michael Kouri, sostenne di essere entrato in trance e di avere parlato con l'anima di un detenuto, che gli disse di essere stato picchiato e posto in isolamento con le gambe fratturate.
Una donna, invece, iniziò a parlare in tedesco durante il giro turistico nei locali dell'ospedale, mutando la sua voce in quella di un bambino. L'ospedale, in effetti, è un altro luogo in cui capita sovente di sentire lamenti e pianti.
Diverse testimonianze, poi, parlano del suono di un banjo udito nella sala docce, luogo in cui Al Capone (detenuto ad Alcatraz dal 1934 al 1939) si dilettava a suonare proprio quel tipo di strumento.
Anche lo psicologo Larry Montz e la psichica Daena Smoller  visitarono Alcatraz armati di magnetometro (uno strumento che misura i campi magnetici e le loro oscillazioni, molto usato durante le investigazioni a tema paranormale) e sebbene non trovarono nulla di insolito nell'infestatissimo blocco D, il magnetometro quasi impazzì nel'area dedicata alla cucitura (New Industries Building) e la stessa Smoller disse di avere udito il rumore delle macchine per cucire in funzione e un forte senso di panico.
L'attività rilevata dal magnetometro, in un luogo lontano da qualunque interferenza elettromagnetica, convinse Montz ad affermare di avere assistito a una attività paranormale. Solo dopo i due scoprirono che in quel luogo il detenuto Rufus McCain era stato ucciso da Henri Young con una pugnalata al collo.
Un ex prigioniero, poi divenuto guida turistica di Alcatraz per svariati anni, Leon "Whitey" Thompson, disse di credere fermamente che l'isola e il penitenziario fossero infestati, e che quella sensazione, sia come detenuto che come guida, era costante.
Un giorno (erano gli anno Ottanta), in attesa di un gruppo di turisti con cui iniziare il tour del blocco delle celle a cui era addetto come guida, vide un enorme figura alla fine del corridoio camminare e sparire superato l'angolo. Riconobbe quella gigantesca "ombra" in Johnny Haus, un texano di dimensioni spropositate con cui aveva legato nel periodo della sua carcerazione.
Alcatraz infatti, come già accennato all'inizio di questo post, era un carcere di massima sicurezza, e sopravvivere tra le sue mura non era affatto facile. Lì ogni azione doveva essere pesata, ogni parola poteva portare alla morte e chi era più forte, fisicamente o mentalmente, cercava di dominare sul più debole per ricavarsi il suo spazio e creare la sua cerchia, indispensabile per non essere sopraffatti dagli altri "branchi" presenti.
Le aree comune diventavano, di conseguenza, luogo di regolamento di conti, e chi sapeva di aver pestato i piedi a qualcuno, sapeva anche a quale fine sarebbe andato incontro, scegliendo di suicidarsi nella propria cella ed evitarsi così una inutile e terribile agonia.
Tutto questo sangue, questa rabbia, questo dolore, sembrano essersi catalizzati negli anni all'interno della prigione, cristallizzandosi nei luoghi in cui tutto ciò avvenne e ricordando a tutti i turisti in visita che Alcatraz appartiene alle anime dei suoi prigionieri.




22 aprile 2020

Intervista alle investigatrici del paranormale Amy e Layne di "WhatThe?Paranormal", il canale Youtube sull'esplorazione di luoghi e ambientazioni infestate



Abbiamo il piacere di ospitare sul nostro blog Amy e Layne, due investigatrici del paranormale d'oltreoceano (vivono in Texas) e che hanno accettato di scambiare due chiacchiere con noi di Horror Bazar e spiegarci come è nata la loro passione e la loro voglia di esplorare ambientazioni e luoghi abbandonati, nonché potenzialmente infestati, e di documentare il tutto con una serie di video sul loro canale Youtube WhatThe?Paranormal.
Le domande che seguiranno verranno proposte sia in lingua inglese (con cui abbiamo ovviamente interloquito con Amy e Layne), sia in lingua italiana, per non snaturare in alcun modo il senso delle risposte e per permettere al tempo stesso una traduzione abbastanza fedele delle stesse.

Q: WhatThe?Paranormal is a YouTube channel, how did the idea of a paranormal channel run by a team of mother and daughter explore abandoned and haunted places? (WhatThe?Paranormal è un canale YouTube, come è nata l'idea di una squadra di madre e figlia che esplorano luoghi abbandonati e infestati?)
A: We have always went and explored haunted and abandoned places. We never thought to record them. Then we saw OmarGoshTv and decided to start documenting our evidence that we captured. The fact that my daughter and I are the main ones who liked to investigate is why we started the mother daughter team. (Abbiamo sempre esplorato luoghi infestati e abbandonati. Non abbiamo mai pensato di riprenderli. Dopo abbiamo visto OmarGoshTv - canale YouTube sulle investigazioni del paranormale, ndr - e abbiamo deciso di iniziare a documentare le prove che trovavamo. Il fatto che sia che a me che a mia figlia piace indagare è il motivo per cui abbiamo creato la squadra madre-figlia.)

Q: Is your team made up just two of you? Do you use particular equipment during explorations? (Il vostro team è composto solo da voi due? Usate attrezzature particolare durante le esplorazioni?)
A: It is just me and Layne, but we have some friends and fellow youtubers James - A View From The Middle -  tags along on some investigations. Right now we mainly use a camera, evp's recorder, grid light and sometimes the spirit box SB7. We also use KII and emf detector. (Siamo solo io e Layne, ma abbiamo alcuni amici e compagni youtubers come James - del canale youtube A View From The Middle - che ci accompagnano in queste indagini. Al momento usiamo principalmente una videocamera, un registratore evp, un sistema di illuminazione e la "spirit box" - scanner per radio frequenze. Usiamo anche il KII - rilevatore di campi elettromagnetici - e il rilevatore di emf.)

Q: When did the idea to exploring potentially haunted places come about and who thought of it first? (Quando è nata l'idea di esplorare luoghi potenzialmente infestati e chi l'ha avuta per prima?)
A: I have been exploring since I was teenager, many many years ago - Lol - and Layne has some special gifts as an empath, so she has always been into paranormal. We started exploring about 10 years ago. But we have always done home investigations. So I guess I thought of it. (Esploro sin da quando ero un'adolescente, tanti, tanti anni fa - ride - e Layne ha dei doni speciali come l'empatia, quindi è sempre stata nel paranormale. Abbiamo iniziato a esplorare circa 10 anni fa, ma abbiamo sempre svolto indagini da casa, quindi immagino di averci pensato io per prima.)

Q: Tell us about your most terrifying experience. (Raccontateci la vostra esperienza più terrificante.)
A: We had one place we went where 3 guys were hiding in the woods and it seemed they were up to know good we were back pretty far and had to sneak around them to get out. But that wasn't paranormal, it was real people. They scare me worse sometimes. As for the paranormal, my daughter and I both had an attachment that took us a while to get rid of. We had scratches and affected our personalities as well. That was definitely scary. (C'era un posto dove andavamo e dove tre ragazzi si erano nascosti nei boschi e sembrava che sapessero che eravamo tornate e che per uscire da lì avremmo dovuto sgattaiolare intorno a loro per andar via. Ma non era paranormale, era gente vera. A volte mi spaventa molto di più. Per quanto riguarda il paranormale, io e mia figlia abbiamo subito un attacco e ci abbiamo messo un po' per liberarcene. Avevamo dei graffi e anche le nostre personalità ne erano state influenzate. E' stato decisamente spaventoso.)

Q: Is there a video you shot that gave you more satisfaction? (C'è un video che avete girato che vi ha dato maggior soddisfazione?)
A: I love the places that are so active that we don't even have to ask for spirits to show us signs they are there. The hill house in Gainesville, Texas, is one of those. Loved it there. (Adoriamo i luoghi talmente attivi che non dobbiamo nemmeno chiedere agli spiriti di darci un segno della loro presenza. la casa sulla collina a Gainesville, in Texas, è uno di questi. Ci è piaciuto molto lì.)

Q: Obvious but not obvious question: do you believe in the paranormal? (Domanda ovvia ma non ovvia: credete nel paranormale?)
A: Yes, most definitely. However we go into each investigation as a skeptic. You have to not every noise or creek is paranormal. So we go in debunking as much as we can. (Si, sicuramente. Comunque affrontiamo ogni indagine con scetticismo. Non tutti i rumori o le crepe sono paranormali. Cerchiamo di demistificare il più possibile.)

Q: Who are Amy and Layne in everyday life? (Chi sono Amy e Layne nella vita di tutti i giorni?)
A: I am a cook for a senior center, we do meals on wheels for senior. Also own a catering company. Layne is a private care nurses aide. (Io sono una cuoca per un centro di anziani, preparo i pasti a domicilio per gli anziani. Possiedo anche una società di catering. Layne è una assistente sanitaria in una clinica privata.)

Q: In your YouTube channel, confrontation with people is important: how important is to feel the affection and support of your audience? (Nel vostro canale YouTube, il confronto con le persone è importante: quanto è importante sentire l'affetto e il sostegno del vostro pubblico?)
A: We don't see any of them as audience. We treat them like family because that's what they have all become. We are growing our channel slowly because we want to get to know the people who support us. (Non vediamo nessuno di loro come pubblico. Li trattiamo come una famiglia, perchè è quello che sono diventati tutti loro. Il nostro canale sta crescendo lentamente perchè vogliamo conoscere le persone che ci supportano.)

Q: What do you recommend to those who would like to undertake your same passion? (Cosa consigliereste a coloro che vorrebbero intraprendere la vostra stessa passione?)
A: Go for it. It's never too late to start. If it's something you love then do it. Just be yourself while doing it. (Fatelo. Non è mai troppo tardi per iniziare. Se è qualcosa che amate, allora fatelo. Siate solo voi stessi mentre lo fate.)

Q: Do you plan to expand your team in the future? (Pensate di espandere la vostra squadra in futuro?)
A: Yes, we have discussed that. We would like to but have to find people we trust. First addition a camera man - Lol. I would rather investigate than to film. (Si, ne abbiamo discusso. Vorremo farlo, ma dobbiamo trovare persone di cui fidarci. per prima cosa un cameraman - ride. Preferirei indagare piuttosto che filmare.)

Ringraziamo Amy e Layne per l'intervista concessa e per l'estrema disponibilità con la quale si sono messe a disposizione per renderla possibile. Date un'occhiata al loro canale qui e iscrivetevi se volete supportare due donne molto coraggiose che affrontano il paranormale con la sola forza della loro passione.

17 aprile 2020

Leonarda Cianciulli: la saponificatrice di Correggio




Quando si parla di serial killer, la mente in genere va subito a grossi e corpulenti uomini americani, che viaggiano da uno Stato all'altro uccidendo e seviziando senza che nessuno possa dubitare di loro.
Padri di famiglia, uomini retti, figli amorevoli, mariti fedeli. Chi mai potrebbe pensare che nella loro cantina si nasconda un vero e proprio mattatoio?
Mai nessuno, invece, penserebbe a una dolce donna di Correggio, Italia, tale Leonarda Cianciulli, che è riuscita a fare alle sue amiche quello che solo nei romanzi di Thomas Harris (il più famoso, dal quale è stato tratto anche un film è Il silenzio degli innocenti) sembrava potesse accadere.
Le origini di Leonarda non sono delle più tranquille e serene. Nata ad Avellino nel 1893, è il frutto di uno stupro subito dalla madre, Emilia Di Nolfi, da parte di Mariano Cianciulli, che fu poi costretta a sposare.
Fin da piccola era debole e malata, soffriva di epilessia, e la madre non le aveva mai nascosto che, senza di lei, la sua vita sarebbe stata la stessa, forse addirittura migliore.
In seguito a questo ambiente familiare così precario, Leonarda tentò diverse volte di uccidersi; cercò di impiccarsi, ingoiò cocci di vetro, stecche del busto della madre, ma senza ottenere il risultato sperato: la morte.
Quando nel 1914, a soli 21 anni, sposò Raffaele Pansardi, impiegato presso l'ufficio registri, la sua vita sembrava aver preso una piega differente.
Da Ariano, dove erano andati a vivere, furono costretti a trasferirsi a Correggio per via del terremoto  che aveva colpito l'Irpinia.
Lì si mantennero con la vendita di abiti usati e al risarcimento a favore delle vittime del terremoto. Provarono anche ad avere dei figli, ma su 17 gravidanze sopravvissero soltanto 4 bambini.
Fu forse allora che la mente labile della Cianciulli, terrorizzata dall'idea di perdere i suoi amati figli, le fecero avere una ossessione morbosa verso di essi, e quando il più grande fu in età per partire per il servizio di leva, con alle porte la minaccia di una guerra mondiale, tra cui anche l'Italia, la donna si avvicinò alle arti occulte, all'esoteria e alla chiromanzia.
Si fece leggere più volte la mano da una veggente, che previde, in entrambi i casi, morte e follia.
Lo scopo di Leonarda era quello di spezzare il maleficio che credeva fosse stato fatto sulla sua famiglia.
A farle compagnia, nella vita di tutti i giorni, erano le sue tre amiche fidate: Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Cacioppo, tre donne che mai avrebbero immaginato che la loro più cara amica, bisognosa quanto mai di affetto e conforto, stesse in realtà pensando di ucciderle.




Faustina Setti

Faustina fu la sua prima vittima: Leonarda, con la scusa di averle trovato un marito a Pola, la convinse a farsi scrivere delle lettere dalla donna (Faustina era analfabeta) e a farsi promettere di non dire nulla alle altre due amiche per non scatenare le loro gelosie.
Faustina, accettando di buon grado, dettò quelle che erano le sue ultime parole, e quando lettere e cartoline furono scritte e firmate, fu uccisa a colpi di scure dall'amica, trascinata in uno stanzino e fatta a pezzi.
La Cianciulli fece colare il sangue in un catino, che fece successivamente essiccare in forno e che mischiò a farina, cioccolato, uova e zucchero per creare dei dolci che regalò ai vicini e che lei stessa, oltre che al figlio, consumò volentieri.
Il corpo fu invece sciolto nella soda caustica e trasformato in saponette, anche queste regalate al vicinato.
Giuseppe, il figlio maggiore, ebbe invece il compito di partire per Pola e spedire le lettere della donna, affinché avessero il timbro postale corretto e nessuno sospettasse nulla. 
Quando tutto fu finito, gli abiti della povera Faustina vennero venduti come indumenti usati.


Francesca Soavi

La Soavi fu invece convinta a scrivere cartoline di addio con la promessa di un posto presso un collegio femminile a Piacenza.
Era il 1940, il 5 settembre per l'esattezza. Quando la donna finì di scrivere le cartoline per i parenti, salutandoli, felice di aver trovato finalmente un lavoro stabile e remunerativo, Leonarda l'aggredì e la uccise con lo stesso modus operandi con cui aveva posto fine alla vita di Faustina.
Sottrasse al cadavere i soldi che possedeva (circa tremila lire), trasformò il suo corpo in saponette e il suo sangue in dolci. Con la scusa di aver ricevuto la procura per farlo, vendette anche tutti i suoi beni, sia mobili che immobili.
I vicini continuarono ad accettare i dolci della tenera Leonarda, nonché le saponette fatte con le sue stesse mani.
Anche questa volta, suo figlio Giuseppe si incaricò di spedire le cartoline, in questo caso da Piacenza.


Virginia Cacioppo

La Cacioppo era una cantante lirica ridotta in miseria che, allettata dalla notizia che Leonarda le avesse trovato un posto di lavoro come segretaria di un dirigente di teatro, divenne la sua terza e, per fortuna ultima, vittima.
Stessi preamboli delle altre due amiche, stessa promessa di non rivelare nulla a nessuno, stessa identica richiesta di salutare amici e parenti con lettere e cartoline scritti di suo pugno.
In un suo memoriale, di lei la Cianciulli disse: " ...finì nel pentolone come le altre due... la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta aggiunsi un flacone di colonia e la feci bollire a lungo, ne vennero fuori delle saponette accettabili che diedi in omaggio ad amici e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce".


Gli strumenti con cui la Cianciulli uccideva e dissezionava le sue vittime


La cognata di Virginia Cacioppo, però, si insospettì sia dell'improvvisa sparizione della donna che della vendita dei suoi abiti da parte di Leonarda e andò a riferire il tutto al questore di Reggio Emilia, che, dopo aver seguito gli "spostamenti" di un buono del tesoro appartenuto a Virginia, lo ricondusse a Leonarda, che senza opposizioni ammise tutti e tre gli omicidi, descrivendone persino le modalità con cui erano avvenuti.
Al processo, avvenuto nel 1946, anche il figlio Giuseppe fu accusato, poiché era ritenuto impossibile che una donna come Leonarda, bassa, robusta e in là con gli anni, avesse potuto fare tutto da sola.
Giuseppe dichiarò di essersi limitato a spedire lettere e cartoline senza però conoscerne il reale motivo, mentre la stessa Leonarda, per difendere il figlio da tali accuse, sezionò in pochissimi minuti il cadavere di un vagabondo sotto lo sguardo attonito di un pubblico composto da avvocati e magistrati, spiegando persino le tecniche utilizzate per la saponificazione.
A seguito del processo e alla luce di tutte le prove raccolte, Leonarda Cianciulli fu condannata a 30 anni di reclusione per l'omicidio delle tre donne e a 3 anni di manicomio giudiziario, mentre il figlio fu ritenuto innocente.
Morì nel 1970, nel manicomio femminile di Pozzuoli, stroncata da un ictus. Negli anni di carcere si era dilettata nella cucina, preparò biscotti svariate volte ma, stranamente, nessuno accettò di assaggiarli.
Leonarda Cianciulli è tutt'oggi conosciuta come "la saponificatrice di Correggio".