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18 agosto 2021

Aokigahara (Jukai): la foresta dei suicidi





C'è una foresta di 35 km quadrati che si estende a nord-ovest del monte Fuji in Giappone, precisamente nella prefettura di Yamanashi. La foresta si chiama Aokigahara, che significa "Mare di alberi silenti". Ha una vegetazione molto fitta e la sua estensione è talmente ampia che è possibile trovare sia rocce laviche che vere e proprie caverne di ghiaccio. Questa foresta è tristemente conosciuta in Giappone e nel resto del mondo per essere teatro di innumerevoli suicidi. Nel 1998 vennero trovati 74 corpi in avanzato stato di decomposizione, nel 2002 ne vennero trovati 78; nel 2010 al suo interno avvennero 247 suicidi, nel  2014 ne avvennero 110, nel 2016 173 e nel 2018 se ne contarono addirittura 340. Nel vano tentativo di dissuadere la gente dall'addentrarsi nella foresta per compiere l'estremo gesto, furono affissi numerosi cartelli, ma pare che questo, più che funzionare da deterrente, scateni l'effetto opposto. Il tasso di suicidi in Giappone, del resto, è tra i più alti al mondo. 




Corrono delle leggende su questa foresta; gli abitanti che vivono nelle vicinanze sostengono che sia maledetta e che le anime del passato, intrappolate in questo luogo, attirino a sé i passanti più sensibili, le persone fragili, malate, o individui con dei problemi che in quel momento sembrano irrisolvibili, convincendoli ad inoltrarsi nella selva oscura per venirne inghiottiti e successivamente ritrovati cadaveri. Numerosi sono i casi di visitatori che, senza alcun problema apparente di depressione o di salute, furono ritrovati impiccati.




Sia i visitatori che gli abitanti vicini ad Aokigahara, dicono che il silenzio della foresta sia un qualcosa che ti entra dentro e ti offusca la lucidità. Le modalità di suicidio più usate sono due: l'impiccagione e l'overdose da farmaci. I corpi senza vita vengono regolarmente ritrovati in diverse zone delle foresta, alcuni completamente nudi, come se avessero voluto offrirsi a una qualche divinità con il loro sacrificio.




Ad alimentare queste leggende fu anche il romanzo giallo di Kuroi Jukai, scritto da Seicho Matsumoto nel 1960 e che termina con la drammatica morte di due amanti che si suicidano proprio in questa foresta. Il nome Aokigahara è anche associato all'usanza detta ubasute (tradotto in: abbandono di una persona anziana) del 1800, in cui i membri anziani venivano accompagnati e guidati fin dentro la foresta dai loro cari per poi abbandonarsi alla morte. Tale usanza era necessaria nei periodi di carestia al fine di far fronte alle carenze di cibo sacrificando i membri più deboli e meno produttivi, gli anziani appunto. Sempre secondo la leggenda, dopo la loro morte si trasformavano in yurei, anime incapaci di raggiungere l'aldilà. Nel 1993 uscì, non senza polemiche, anche il "Manuale Completo del Suicidio", scritto da Wataru Tsurumi, le cui copie furono spesso ritrovate accanto ai corpi nella foresta. 
Il problema dei suicidi di Aokigahara è talmente rilevante che ogni anno viene incaricata una squadra di ricerca per recuperare i cadaveri, accentrarli in punti comuni e sorvegliarli fino all'arrivo delle autorità.

Nel 2015 uscì il film La foresta dei sogni , diretto da Gus Van Sant, con Matthew McConaughey, Naomi Watts e Ken Watabase.


Locandina del film

La trama narra di un uomo che, spinto dall'amore e dal rimorso, si reca in Giappone, nella misteriosa foresta di Aokigahara, per intraprendere un difficile cammino di riflessione e di sopravvivenza.

 



Nel 2016  uscì Jukai - La foresta dei suicidi, diretto da Jason Zada, con Natalie Dormer e Taylor Kinney.

Locandina del film


Il film racconta la storia di una ragazza americana arrivata in Giappone per ritrovare la sorella misteriosamente scomparsa. La ricerca la porta ad addentrarsi all'interno di un'antica foresta, nota per essere la destinazione di persone intenzionate a suicidarsi.




Sulla famosissima piattaforma di Netflix, invece, nel documentario Dark Tourist del 2018, la seconda puntata si svolge nella foresta di Aokigahara.

16 agosto 2021

Libri su esorcismi e possessioni



Per la sezione Bazar, questa volta, vogliamo consigliarvi tre libri che riguardano il mondo delle possessioni demoniache e degli esorcismi e che vi faranno comprendere e conoscere ciò che si cela dietro al maligno. Di film sul tema ce ne sono a bizzeffe, ma spesso ci dimentichiamo che anche nella vita reale accadono eventi di questo genere, eventi che richiedono l'intervento di un esorcista, e considerando che quest'ultimo, per effettuare il suo intervento, deve essere nominato e autorizzato dal vescovo, è chiaro che non siano solo suggestioni, non sempre almeno.
Date un'occhiata ai nostri suggerimenti e ricordate che nella sezione commenti potete sempre dire la vostra!


Professione esorcista. I più sconvolgenti casi di possessione e liberazione




Padre Cesare Truqui è allievo di Padre Amorth e Segretario Generale dell'Istituto Sacerdos di Roma, che in questo libro racconta la sua ventennale esperienza sul mondo degli esorcismi. Edito da Piemme, è in vendita su Amazon a questo link.




Il diavolo, oggi. Le ultime parole di un grande esorcista




Padre Gabriele Amorth è stato forse uno dei più grandi e noti esorcisti della diocesi di Roma, ha scritto diversi libri sul tema degli esorcismi, testimonianze in prima persona di una lotta tra il bene e il male che dura ancora oggi. Il suo ultimo libro, edito anche questo da Piemme e disponibile su Amazon a questo link, racconta dell'odierna influenza del demonio non solo sulle singole persone, ma anche sui popoli e sulle società. Padre Amorth è scomparso nel 2016.



Il mio nome è Satana. Storie di esorcismi dal Vaticano a Medjugorje




Ultimo suggerimento per un libro scritto da Fabio Marchese Ragona, che indaga, interroga sacerdoti e cerca testimonianze varie tra coloro che hanno effettuato esorcismi e quelli che l'esorcismo l'hanno vissuto in prima persona. Edito da San Paolo Edizioni, lo trovate a questo link.


Tre suggerimenti tra decine e decine di libri sull'argomento, scritti da tre autori diversi, con diverse esperienze e soprattutto, diversi punti di vista; qualunque sia il vostro, non rimarrete delusi in nessun caso.

13 agosto 2021

Arne Johnson: "per ordine del diavolo"

 




Il film The Conjuring - Per ordine del diavolo è liberamente ispirato a una storia vera, quella del processo ad Arne Johnson, nel quale per la prima volta nella storia della giurisdizione americana, la possessione demoniaca giunse in Tribunale come attenuante di un omicidio.
La vicenda ebbe inizio nel giugno del 1980, quando Arne Johnson e la sua fidanzata Debbie Glatzel  iniziarono la ristrutturazione della loro nuova casa a Brookfield, nel Connecticut. La casa era in affitto e il proprietario si chiamava Alan Bono. il fratellino di Debbie, David, volle andare ad aiutarli e si trasferì lì per qualche giorno. David nei primi giorni iniziò a mostrare strani comportamenti: diceva di vedere un'ombra scura nel corridoio che lo seguiva e di sentire strani rumori provenienti dalla soffitta. Il 3 luglio David si svegliò urlando raccontando a Debbie e ad Arne che un uomo con grandi occhi neri, un volto con lineamenti simili a un cane o a un lupo e con denti appuntiti gli voleva fare del male. Lo aveva descritto come un vecchio dai capelli bianchi, due corna sopra la testa, che con una voce gracchiante e profonda gli aveva detto che dovevano andarsene immediatamente tutti quanti o avrebbe fatto loro del male. La sorella cominciò a spaventarsi quando vide contusioni e graffi sul corpo del piccolo David, lesioni che si manifestavano durante la notte e che non avevano nessuna spiegazione logica e razionale. Quando anche Arne fu testimone diretto di uno di questi avvenimenti, in seguito a un graffio apparso in pieno giorno sul braccio di David, decise congiuntamente con Debbie di riportarlo dai genitori e di chiedere aiuto ai coniugi Ed e Lorraine Warren, in quel periodo famosi per essere parte attiva nella lotta contro le possessioni demoniache e, più in generale, nelle investigazioni sul paranormale.



La famiglia Glatzel, con l'appoggio dei Warren, diede il consenso a praticare una serie di esorcismi su David da parte di quattro sacerdoti cattolici. Qui sotto la registrazione audio dell'esorcismo di David. 




Durante il terzo esorcismo sul piccolo David, Arne, descritto da tutti come il classico bravo ragazzo, divenne improvvisamente aggressivo e cominciò a sfidare ad alta voce l'entità maligna affermando che in realtà volesse impossessarsi di lui, sfruttando il piccolo David come "ponte" per raggiungere il suo scopo. Qualche istante dopo David si levò a mezz'aria e subito dopo mostrò segni di chiaroveggenza, predicendo l'omicidio di cui Arne sarebbe stato protagonista. I Warren, terminato l'esorcismo, contattarono la polizia di Brookfield e suggerirono di tenere d'occhio Arne. Nel novembre 1980 in casa Glatzel le cose sembrarono migliorare, anche se David dava ancora segni di disagio. I genitori, su consiglio del medico di famiglia, lo portarono da un psichiatra, che dopo aver visitato il giovane disse che non c'era nulla che non andasse in lui, ma che aveva solo un leggero ritardo nell'apprendimento, forse causato dalla sua difficoltà nel dormire. Ovviamente lo psichiatra non era stato messo a conoscenza del precedente tentativo di esorcismo, né degli avvenimenti pregressi a esso. Nessuno avrebbe immaginato che l'entità aveva cambiato bersaglio e si era "concentrata" su Arne Johnson, come da lui stesso predetto, tra l'altro. 
Proprio come il piccolo David,  Arne cominciò ad avere allucinazioni e a soffrire di vuoti di memoria. 
Il 16 Febbraio 1981 Arne si diede malato al lavoro e raggiunse Debbie al canile, dove lavorava per conto di Alan Bono, proprietario del canile oltre che loro padrone di casa. Quel giorno c'era anche la cugina di Debbie, Mary, di nove anni. Alan per l'occasione li aveva invitati a pranzo e, dopo che lui e Arne ebbero bevuto un po' troppo, i toni apparentemente tranquilli si accesero tra i due e Debbie, per sedare gli animi, aveva invitato sia Arne che Alan ad andarsene. Alan si era rifiutato e si era "fatto scudo" con la piccola Mary. Arne cominciò a ringhiare e  grugnire come faceva il piccolo David e come a lui stesso era capitato in altre occasioni dopo l'ultimo tentativo di esorcismo a quest'ultimo, prese un coltello e pugnalò diverse volte Alan al petto, conficcando la punta talmente in profondità da trafiggergli il cuore. Tra le urla di tutti i presenti Arne si dileguò, mentre Alan veniva portato in ospedale, dove morì qualche ora dopo per le ferite fin troppo gravi. 
Arne fu arrestato dalla polizia a circa due miglia dalla scena del crimine, che lo trovò in uno stato confusionale e pareva non ricordare nulla di ciò che era successo.



Lorraine Warren il giorno dopo si era recata alla centrale di polizia e aveva raccontato che Arne aveva compiuto l'omicidio di Alan Bono perché molto probabilmente era posseduto dal demonio. 
Anche l'avvocato di Arne, per difenderlo, si affidò all'attenuante della possessione demoniaca e durante la sua arringa difensiva disse: "I tribunali si sono occupati dell'esistenza di Dio e ora gli sarà chiesto di occuparsi dell'esistenza del demonio". Si appoggiò anche ad altri due casi simili discussi nei tribunali inglesi, in cui la possessione  demoniaca era stata usata come causa scatenante del delitto.


Articolo di giornale dell'epoca sul caso


La strategia difensiva non ebbe, però il successo sperato. Il giudice non ebbe alcun dubbio a giudicarlo colpevole, condannandolo per omicidio colposo di primo grado a 20 anni di carcere, ridotti a soli 5 anni perché Arne nel periodo di detenzione si era dimostrato molto collaborativo e aveva avuto una condotta esemplare. Arne e Debbie si sposarono dopo la sua scarcerazione e ancora oggi vivono insieme felici e sereni. Non ebbero più problemi di nessun genere, anche perché dopo tutto quello che era accaduto, la famiglia decise di trasferirsi altrove.



Questa storia ispirò due film:

Locandina di The Demon Murder Case






La storia ha ispirato anche un libro, "The Devil in Connecticut", uscito nel 1983 e ristampato nel 2006. Per questo libro autore e editore furono citati in giudizio dalla famiglia Glatzel per violazione della privacy. 
David, dopo qualche anno, dichiarò che la storia della possessione era stata tutta un'idea dei Warren, in modo da poter sfruttare le condizioni della sua malattia e farne un teatrino mediatico che facesse da cassa di risonanza per le loro attività investigative sul paranormale. 
Sia Lorraine Warren che Gerald Brittle, lo scrittore del libro, negano le affermazioni/accuse di David.



02 agosto 2021

La Shadow Doll

 





Abbiamo spesso parlato dei famosi demonologi Ed e Lorraine Warren e dei casi che hanno trattato e da cui hanno tratto ispirazione tantissimi film a tema horror. Uno dei nostri post, per esempio, parla della bambola Annabelle, una bambola di pezza posseduta da un demone alquanto potente e pericoloso. Ma la bambola Annabelle non è stata l'unica ad essere oggetto delle attenzioni dei Warren. Ce n'è un'altra, che attualmente si trova nel Warren's Occult Museum, la famosissima Shadow Doll. A differenza di tutte le altre bambole dall'aspetto innocente e rassicurante, infatti, la bambola Shadow ha un aspetto cupo e sgradevole. Non è nota l'origine di questa bambola, né tanto meno il motivo del perché fu creata con queste sembianze, ma i Warren affermarono che fosse stata utilizzata principalmente in riti satanici, e che la sua creazione fosse avvenuta per mezzo della magia nera, usando ossa umane, denti e unghie di origine animale. Si narra anche che, se questa bambola appare nei tuoi sogni, è altamente probabile che sia un incubo. Alta solo pochi centimetri, la Shadow Doll indossa un mantello nero e la sua testa è ricoperta da una strana chioma formata da centinaia di piume di corvo. La sua bocca è perennemente aperta, come se avessero voluto rappresentarla intenta in un urlo sempiterno.
I suoi occhi, minuscoli e inquietanti, è come se fossero alla ricerca dell'anima e delle paure più recondite di chi si azzarda anche solo a incrociarne lo sguardo. A differenza di Annabelle, la Shadow Doll è terrificante fin dal suo aspetto, ma stranamente, nel museo, è esposta senza alcuna teca protettiva. Questa bambola maledetta diffonde il suo male in modo insolito, ma non per questo meno efficace. Si dice che chiunque osi scattarle una foto, questa poi appaia nei suoi sogni, trasformandoli in veri e propri incubi. Chiunque l'abbia creata non l'ha fatto con l'intento di dar gioia ai bambini o per un semplice scherzo o ornamento di Halloween, no, chi l'ha fatta voleva far del male in maniera segnante a coloro che ne avessero avuto a che fare.




Una leggenda narra che alcune persone, dopo averla sognata, ne fossero rimaste talmente scosse da aver avuto un attacco di cuore. Si sa davvero ben poco del suo passato, le poche notizie giunte fino a noi provengono da ciò che sono riusciti a trovare i Warren con le loro ricerche e da un venditore di oggetti antichi, che essendo entrato in possesso di questo pericoloso oggetto, era riuscito a piazzarlo vendendolo a una coppia di collezionisti che erano rimasti colpiti dalle sue sembianze mentre curiosavano tra le cianfrusaglie impolverate di quel negozio. Dopo l'acquisto, però, erano cominciati i primi problemi. I due coniugi avevano iniziato a fare strani incubi e parlandone insieme, avevano capito che i loro non erano semplici incubi, ma avevano lo stesso incubo in comune, legato alla bambola Shadow. Inoltre il marito si era ritrovato con dei graffi su tutta la schiena e sul collo, a prima vista causati da mani e dita così piccole che potevano risalire solo alla bambola. 




A quel punto, i due si convinsero di contattare i Warren e affidare loro la Shadow Doll. 
Una delle paure che all'epoca convinse Lorraine Warren a prendere la bambola era legata alla magia nera che era stata utilizzata per crearla, una magia talmente potente che, se venisse distrutta, ciò che è stato relegato al suo interno sarebbe libero di accedere al nostro piano dimensionale e, di conseguenza, al nostro mondo.




Nel video di Lorraine Warren e del suo Warren's Occult Museum, al minuto 1:49 viene mostrata la bambola Shadow.

29 luglio 2021

Il caso Enfield




Tra i casi di cui si interessarono i famosissimi demonologi Ed e Lorraine Warren, ci fu il presunto caso di Poltergeist, avvenuto nell'agosto 1977 a Enfield, in Inghilterra, e che riguardò l'abitazione al 284 di Green Street, in cui viveva la famiglia Hodgson, composta dalla madre Peggy (divorziata) e dai suoi quattro figli: Janet, Margaret, Pete e Jimmy. I primi fenomeni si manifestarono la sera del 31 agosto, quando le due figlie di Peggy, Janet e Margaret, mentre stavano per andare a letto, udirono dei colpi provenire da dietro la cassettiera della loro camera. 
Peggy, sentendo questi rumori, corse in camera delle ragazze per rimproverarle, ma quando entrò le vide spaventate in un angolo. Dopo qualche minuto la cassettiera si spostò da sola, Peggy la sistemò al suo posto, ma poco dopo si spostò di nuovo, mentre dei pesanti colpi alle pareti venivano uditi chiaramente da madre e figlie. Un altro evento, avvenuto sempre nella stanza delle ragazze: il letto di Janet sobbalzava, ma le sorelle in quell'occasione credettero che fosse uno scherzo e non diedero peso alla cosa, così come fece la madre quando Peggy le raccontò dell'accaduto. 
Una notte, i rumori erano così forti che tutta la famiglia si spaventò al punto da decidere di uscire di casa e chiedere aiuto ai vicini, che furono anche loro testimoni di questi rumori insoliti. Successivamente Peggy chiamò la polizia, che non credette alla sua storia pensando che fosse uno scherzo da parte dei figli di Peggy. Nonostante l'incredulità, gli agenti interrogarono comunque tutti i membri della famiglia Hodgson  nella loro casa, per capire meglio la situazione. Durante uno di questi interrogatori una poliziotta, Carolyn Heeps, vide con i suoi stessi occhi la sedia che si trovava al suo fianco muoversi da sola, sollevarsi da terra e spostarsi verso destra di quasi un metro. 
La famiglia e i vicini, ancora sotto shock, non sapevano come affrontare questi strani episodi, specialmente dopo la polizia, al termine del controllo e delle domande, non era riuscita a trovare nessuna spiegazione plausibile, scartando immediatamente l'ipotesi dello scherzo. 
Janet, che a quei tempi aveva 11 anni, fu la vittima principale di questi eventi e si suppose che tali manifestazioni fossero in qualche modo legate al fatto che aveva appena avuto il suo primo ciclo mestruale.
La ragazza, durante la notte, veniva strattonata, spinta e perseguitata fisicamente da un'entità oscura che le faceva del male, le strappava di dosso le lenzuola ed i cuscini mentre dormiva ed a volte la faceva levitare dal materasso in maniera violenta, come se fosse lei stessa a sbalzare fuori, fino a finire sul pavimento.




Tempo dopo, Janet cominciò a parlare con una voce non sua. Durante questi episodi, diceva di essere un'entità malvagia e che il suo nome era Bill Wilkins, morto in quella casa anni prima.


Bill Wilkins

Quando Janet parlava per conto di questo Bill, era come se riuscisse a leggere la mente di chi aveva di fronte e quando gli chiedevano come avesse fatto a morire, rispondeva: "Sono diventato cieco, poi ho avuto un'emorragia, mi sono addormentato e sono morto su una sedia nell'angolo al pianterreno". Di seguito, il video della registrazione di Janet che parla con la voce di Bill:




Dopo qualche giorno Peggy e i figli, stanchi e spaventati, chiamarono il Daily Mirror per chiedere aiuto. Il 4 settembre 1977, in casa Hodgson arrivarono il reporter Douglas Bence e il fotografo Graham Morris. I due notarono subito appena entrati che la famiglia era terrorizzata e durante la loro permanenza nella casa anche loro assistettero a degli eventi strani. Nello specifico, nella camera delle ragazze, alcuni giocattoli si misero a volteggiare per la stanza. Morris provò a fotografare l'evento,  ma la foto non riuscì a rendere al meglio ciò che era realmente accaduto, in più Morris, nel tentativo di scattare la foto, era stato colpito sulla fronte da uno questi giocattoli.

A sinistra: il fotografo Graham Morris, a destra: in alto il reporter Douglas Bence e 
in basso l'investigatore del paranormale Maurice Grosse.


Morris e Bence dissero a Peggy di contattare la Society for Psychical Research (SPR) per capire meglio la loro situazione, dato che tutti i testimoni di questi strani fenomeni erano increduli, spaventati e non trovavano una spiegazione razionale. La SPR, per analizzare il caso, mandò Maurice Grosse, che scoprì che l'uomo di nome Bill Wilkins aveva davvero vissuto nella casa degli Hodgson prima di loro e che era realmente morto nelle stesse circostanze descritte da Janet. A raccontargli tali fatti era stato Terry Wilkins, il figlio di Bill. Terry fu anche sottoposto all'ascolto della registrazione in cui Janet parlava con la voce del "fantasma". Dopo averla ascoltata, confermò che la voce era quella di suo padre.
Maurice Grosse cominciò ad analizzare la vicenda degli Hodgson e durante la sua permanenza nella casa documentò i diversi fenomeni che accaddero, dai battiti sui muri ai fiammiferi che si accendevano da soli nella loro scatola, dai letti rovesciati alle sedie ribaltate, fino a quando vide Janet lievitare da terra. Con tutti questi avvenimenti documentati, Morris e, in generale, l'SPR,identificò questi fenomeni come poltergeist
La famiglia Hodgson, ancora vittima di eventi paranormali, chiese aiuto ai media, ai membri della chiesa, ai medium e a chiunque fosse in grado di poterla aiutare. 




Nel 1978 vennero contatti Ed e Lorraine Warren, che dopo una breve perlustrazione dell'abitazione furono d'accordo sulla veridicità dei fatti di natura paranormale. In questo caso i Warren non ebbero un ruolo importante come invece fu narrato nel film The Conjuring - Il caso Enfield (liberamente ispirato alla storia vera), il loro ruolo si limitò infatti solo alla verifica della veridicità del caso. Il 25 luglio 1978, Janet venne ricoverata nel reparto psichiatrico del Maudsley Hospital, dove venne confermato che non soffriva di alcuna patologia. In sua assenza, in casa i fenomeni proseguirono, seppur in misura inferiore, e tornarono forti come prima al suo ritorno. Inoltre, si scoprì che Janet aveva giocato con la tavola Ouija con sua sorella poco prima che le attività paranormali iniziassero, attività che, fortunatamente, due anni dopo cessarono da sole.
Di seguito, l'intervista fatta dai testimoni presenti durante gli eventi in questione:




Nel 2016 nelle sale cinematografiche uscì The Conjuring 2 - Il caso Enfield, di cui, in basso, potete vedere il trailer.




17 luglio 2021

Andrej Romanovič Čikatilo

 





Andrej Romanovič Čikatilo, è stato un serial killer sovietico, soprannominato il Mostro di Rostov, Cittadino X, Lo squartatore Rosso e Il Macellaio di Rostov. Fu accusato di 53 omicidi (donne, bambini e adolescenti di ambo i sessi), avvenuti tra il 1978 e il 1990. Čikatilo nacque in un piccolo villaggio dell'Ucraina rurale; ebbe un'infanzia particolarmente traumatica: sullo sfondo dell'URSS che stava per entrare in guerra contro la Germania, sua madre era spesso vittima di violenze sessuali da parte dei soldati nazisti e probabilmente proprio da una di esse nacque sua sorella Tatiana. Il padre del futuro serial killer era in guerra in quel periodo e Čikatilo dormiva insieme a sua madre, bagnando frequentemente il letto. La madre, indispettita, adottava nei suoi confronti comportamenti violenti e denigratori, forse causati dal fatto che lei stessa, in prima persona, subiva violenze. Durante la Seconda Guerra Mondiale Čikatilo fu testimone dei devastanti effetti dei bombardamenti tedeschi e nella sua mente si fecero largo alcune fantasie, nelle quali portava degli ostaggi tedeschi nei boschi e li uccideva con un'esecuzione in piena regola, fantasie che poi mise in atto con le sue vittime. Suo padre, catturato ed imprigionato dai nazisti, ritornò a casa nel 1949, ma a causa dei suoi comportamenti durante la guerra venne considerato come un traditore e un codardo. Terminata la guerra, Čikatilo conseguì il diploma, ma fallì l'esame di ammissione all'Università di Mosca. Dopo aver terminato il servizio civile, nel 1960 trovò impiego come tecnico telefonico. La sua prima esperienza sessuale avvenne durante il periodo dell'adolescenza, quando a 18 anni salto addosso ad una ragazza di 13 anni (un'amica della sorella); lottò con lei sul pavimento per bloccarla e le eiaculò in faccia mentre lei cercava di scappare. Questo avvenimento lo portò ad associare il sesso alla violenza per tutta la vita. Nel 1963 si sposò con un'amica di sua sorella e dal matrimonio nacquero due figli. Si iscrisse, stavolta con successo, alla Libreria Universitaria di Arte di Rostov e nel 1971 ottenne la Laurea in Lingua e letteratura russa e tentò la carriera di insegnante a Novoshakhtinsk. Durante il suo periodo di insegnamento, infatti, spesso era obbligato a cambiare scuola perché sospettato di comportamenti scorretti, più precisamente di abusi sessuali nei confronti degli studenti. Con una simile nomea, si ritrovò ben presto a non poter più insegnare e ripiegò su un lavoro di commesso viaggiatore. Con la possibilità di muoversi liberamente all'interno dell'ex URSS grazie al suo nuovo impiego, il "Čikatilo serial killer" ebbe il via libera. Nel 1978, a Sacthy, una piccola città mineraria vicino Rostov, commise il suo primo omicidio, uccidendo a pugnalate, dopo aver tentato di stuprarla senza riuscirci, la piccola Elena Zakotnova, di nove anni. Eiaculando mentre la pugnalava, capì che quello era l'unico modo per procurarsi piacere sessuale e arrivare all'orgasmo e cioè uccidere. 




Per il crimine della piccola Elena era stato arrestato e giustiziato un innocente, Aleksandr Kravcenco, che di riflesso può essere considerato anch'egli una vittima. Čikatilo ebbe un tempo di raffreddamento abbastanza lungo, perché l'omicidio successivo avvenne nel 1982. Da quell'anno uccise molte volte, aggirandosi intorno alle stazioni di autobus o treni, avvicinando giovani vagabondi e spingendoli ad addentrarsi nei boschi limitrofi, dove infine li uccideva. Nei primi sei mesi del 1983 non uccise, ma nei mesi successivi commise quattro omicidi e nel 1984 gli omicidi furono addirittura quindici. Čikatilo solitamente tentava di avere rapporti sessuali con le vittime, ma spesso era incapace di raggiungere un'erezione, questa sua impotenza scatenava in lui una furia omicida incontrollabile, specialmente se la vittima lo derideva. Riusciva a raggiungere l'orgasmo solo quando le pugnalava a morte. Le autorità, guidate dal Maggiore Michail Fetisov, nel frattempo, cercavano in tutti i modi di tenere nascosta alla popolazione l'esistenza di un assassino seriale al fine di non diffondere il panico. Fetisov concentrò le indagini intorno a Sacthy, mentre l'esperto medico legale Viktor Burqkov ebbe la guida delle operazioni. Furono indagati tutti i malati di mente e i colpevoli di crimini sessuali e dell'area, eliminando uno a uno quelli che non erano coinvolti. Un certo numero di ragazzi confessò gli omicidi, ma erano malati di mente che ammettevano le loro colpe solo dopo lunghi e brutali interrogatori, nella speranza di porre fine alle torture. Quando la maggior parte delle vittime iniziarono ad essere ragazzi,  le comunità gay, che a quel tempo erano clandestine, furono interessate all'indagine. Čikatilo fu scoperto e intercettato nel 1984 alla fermata del bus di Rostov e fu arrestato, scoprendo così che era indagato anche per piccoli furti. Gli fu eseguito anche un esame del sangue, dato che le autorità stavano monitorando quasi duecentomila sospetti, ma il suo gruppo sanguigno non combaciava con quello identificato e isolato dallo sperma rinvenuto su alcune scene del crimine. Alcune fonti citano questo episodio come dimostrazione di una anomalia genetica. Infatti il medico legale affermò che Čikatilo doveva essere un individuo unico, nel quale il tipo di sangue differiva se analizzato in un campione ematico e in un campione di liquido seminale. Nessun altro scienziato di allora prese sul serio quella teoria e tutti pensarono semplicemente che vari campioni fossero stati mischiati erroneamente. In seguito, però, la teoria del medico legale si dimostrò corretta. Čikatilo fu accusato di altri crimini e condannato ad un anno di prigione, ma dopo solo tre mesi, nel dicembre del 1984, fu liberato. Trovò un nuovo lavoro a Novocerkassk e mantenne un basso profilo. Fino all'agosto del 1985 Čikatilo non uccise più, probabilmente condizionato dall'arresto subito e dal fatto che probabilmente lo stavano tenendo d'occhio, anche perché un cambio della guardia a capo dell'indagine fece sì che le ronde sul territorio fossero sempre più frequenti, obbligandolo a evitare di esporsi. Riprese a uccidere nel 1987, uccidendo due donne in due differenti occasioni. Durante un viaggio di lavoro a Revda, in Ucraina, uccise un giovane ragazzo. Uccise ancora a Zaporizzja in giugno e a San Pietroburgo in settembre. La polizia ingaggiò anche uno psichiatra, la prima volta nel Paese in un'indagine su un omicidio seriale. Nel 1988 Čikatilo tornò ad uccidere, stavolta lontano dall'area di Rostov. Uccise una vittima a Krasny-Sulin in aprile e altre otto persone durante il resto dell'anno, di cui due a Sacthy. Successivamente ci fu una lunga pausa prima di nuovi omicidi: sette ragazzi e due donne tra gennaio e novembre del 1990. La scoperta di nuove vittime portò ad un'operazione massiccia da parte della polizia. il 6 novembre del 1990, Čikatilo uscendo da un boschetto dopo aver ucciso Sveta Korostik, la sua ultima vittima, fu intercettato da un agente che si insospettì per il suo comportamento e ne controllò i documenti, senza però metterlo in stato di fermo. Da allora fu messo sotto stretta sorveglianza, con degli agenti impegnati a seguirlo sotto copertura. Il 20 novembre 1990, Čikatilo girò la città tentando di avvicinare i bambini che incontrava sulla strada. Entrò in un bar, dopo aver girato per ore a piedi, e comprò una lattina di birra, gesto che lasciò la polizia del tutto confusa. Perchè mai uscire di casa e girare per ore solo per acquistare una lattina di birra da 330 millilitri? L'insistenza con la quale tentava di avvicinare i bambini aveva comunque convinto la polizia ad arrestarlo appena fuori dal bar. Uno degli investigatori riuscito a entrare in sintonia con lui, convincendolo che lo avrebbero aiutato a guarire, riuscì a ottenere una piena confessione, il cui racconto narrava di ben 56 omicidi, circa venti in più rispetto a quelli noti agli investigatori. 


Durante il processo

Čikatilo fu processato il 4 aprile del 1992. Nonostante il suo comportamento irriverente in aula, fu giudicato sano di mente. Durante il processo fu tenuto in gabbia al centro dell'aula, come reso celebre delle immagini circolate in seguito; tale misura aveva lo scopo di proteggerlo dai parenti delle vittime. Il processo terminò a luglio e la sentenza fu posticipata al 15 ottobre, quando fu dichiarato colpevole di 52 omicidi dei 53 omicidi (dei 56 da lui confessati, tre non gli furono attribuiti per via dell'avanzato stato di decomposizione delle vittime, che ne impedì il riconoscimento) e condannato a morte, condanna che avvenne  il 14 febbraio 1994, con un colpo alla nuca, nella prigione di Rostov.


Foto di alcune delle 53 vittime


Su questi avvenimenti sono stati girati dei film: 

•Cittadino X; uscito nel 1995         
               


•Evilenko; uscito nel 2004 


•Childd 44 - Il bambino n. 44; uscito nel 2015 




Fu anche scritto un libro dal titolo "Il giardino delle mosche. Vita di Andrej Čikatilo", scritto da Andrea Tarabbia.




11 luglio 2021

La leggenda dell'Uomo Falena

 






Negli Stati Uniti, una leggenda metropolitana vuole che un essere volante misterioso, simile a un insettoide, con gli occhi di un rosso acceso e luminoso e dotato di una velocità incredibile, viene avvistato un numero considerevole di volte a cavallo tra il 1966 e il 1967 tra l'Ohio e la Virginia Occidentale.
Questo essere appare infatti come un essere alto circa due metri, con delle ali da falena, gambe umane e capace di camminare in posizione eretta, seppure con passo zoppicante e strascicato.
Il primo avvistamento risale al 1 settembre del 1966 da un gruppo di persone che lo vedono volare a bassa quota. 
Il secondo avvistamento avviene due mesi dopo, esattamente il 12 novembre, nei pressi di un cimitero.
Il 15 novembre dello stesso anno, invece, solo dopo 3 giorni dopo c'è stato forse uno degli avvistamenti più ravvicinati. Due coppie sposate di Point Pleasant, passando nei pressi di una vecchia fabbrica in disuso dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, vedono all'ombra di un vecchio generatore due luci rosse. Incuriositi, dalle luci accese in una struttura dismessa e quindi senza corrente elettrica, notano che le luci non sono altro che i due grossi occhi di una creatura, che a prima vista sembra indossare un grosso mantello frastagliato, ma che in realtà si rivela essere le sue stesse ali, ripiegate sul corpo.
Le due coppie, terrorizzate, fuggono con le loro auto, inseguite per un breve tratto dalla stessa creatura in volo.
Altri avvistamenti avvengono nei giorni successivi a quello della coppia e sempre nei paraggi della fabbrica abbandonata.
Alcuni cittadini, armati, si recano sul luogo in cerca della creatura, ma di essa non trovano alcuna traccia.
Il 24 novembre, circa dieci giorni dopo l'avvistamento delle due coppie, anche quattro agenti di polizia, sempre nei pressi della fabbrica, avvistano l'Uomo Falena che volteggia sopra di loro.
Il giorno seguente, Thomas Ury, un abitante del luogo, riferisce di essere stato seguito in volo da un essere grigio con gli occhi rossi mentre era a bordo del suo mezzo, sempre nella stessa zona degli avvistamenti precedenti.
L'Uomo Falena, a parte seguire per brevi tratti i suoi avvistatori, però, non sembra essere mosso da particolare aggressività o risultare pericoloso, ma il suo aspetto è decisamente terrorizzante e lo sceriffo a cui convergono tutte le segnalazioni è pronto a giurare che le persone che raccontano di tali avvistamenti non sono di certo in cerca di fama o burloni che si prendono gioco delle autorità locali.
Il 27 novembre, a Charleston, nella Virginia dell'Ovest, la signora Ruth Foster nota una creatura grigia con gli occhi rossi in piedi sul giardino della sua abitazione, ma uscendo per controllare di questa non se ne vede più traccia. Lo stesso giorno, a Mason, una donna dichiara di essere stata inseguita dalla stessa creatura in volo, e la notte quest'ultima viene avvistata da due bambini, anche questa volta senza nessuna conseguenza.
Ciò che rende questi avvistamenti, all'apparenza discutibili, unici, è la quantità di punti in comune che essi hanno tra di loro. Tutti riferiscono di una creatura grigia alata, alta più di due metri, con gli occhi rossi, velocissima in volo ma lenta quando si muove sulle sue gambe.
Un'altro dettaglio comune a più avvistamenti e segnalazioni è il rumore "metallico", simile a un ronzio, che l'Uomo Falena emette quando è in volo.


Un'immagine dell'Uomo Falena in volo



Grazie a un cronista del luogo, questa creatura viene appunto ribattezzata "Uomo Falena", ispirandosi fortemente alla figura di Batman, la cui fama, spinta dalla serie tv in onda in quegli anni, era altissima tra grandi e piccini.
Questi avvistamenti non solo creano una vera e propria leggenda metropolitana, ma spingono alcuni giornalisti e scrittori a occuparsi del caso.
Gray Barker, tra tutti, considera questi avvistamenti reali, pubblicando un libro nel 1970 dal titolo: The Silver Bridge, in cui parla della presunta veridicità e le possibili ripercussioni di tali "apparizioni".
Anche John Keel, scrittore e giornalista statunitense, nel 1976 pubblica un romanzo intitolato: "Il caso Mothman", dove non solo parla della misteriosa creatura, ma elabora una sorta di teoria del complotto in cui alieni, agenti segreti, fantasmi e persino Bigfoot vengono gettati dentro un calderone che culmina con il crollo del Silver Bridge, avvenuto il 15 dicembre del 1967 e in cui, anche in quella occasione, fu avvistato l'Uomo Falena.
Teoria comune a molti, è quella in cui questo essere umanoide fa la sua apparizione in periodi subito precedenti a delle catastrofi, quasi a voler avvisare la gente, con la sua presenza, che qualcosa di terribile sta per accadere.
L'esempio del crollo del Silver Bridge, per esempio, sarebbe una di queste.
C'è chi ha anche cercato di dare una "dimensione" alla creatura, ricollegandola a una antica divinità dei nativi americani (Thunderbird) o a un volatile del Pleistocene.
I più scettici, invece, credono che i testimoni di tali avvistamenti, in realtà, abbiano soltanto scambiato per un essere mostruoso un comunissimo gufo cornuto, un gufo di grandi dimensioni abbastanza diffuso negli Stati Uniti.
Che sia mito o realtà, l'Uomo Falena ha talmente lasciato un segno nella popolazione che a Point Pleasant, punto nevralgico degli avvistamenti, ne è stata addirittura eretta una statua e dedicato un museo.


La statua dell'Uomo Falena a Point Pleasant



Nel 2002, invece, viene tratto un film dal libro di Keel, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra,
diretto da Mark Pellington e interpretato da Richard Geere, in cui un uomo (Geere) dalla morte della moglie in seguito a un incidente stradale, ha continue visioni riguardanti un essere alato simile a una falena.